Henry Ruggeri: “Pictures of you” incredibile mostra fotografica interattiva che sarà una festa per rendere omaggio a Massimo Cotto

Henry Ruggeri: "Pictures of you" la mostra fotografica
Henry Ruggeri

Per la prima volta a Milano il 22 e il 23 marzo arriva l’incredibile mostra fotografica interattiva “Pictures of you”, nata da un progetto di Henry Ruggeri e Rebel House e composta da più di 50 fotografie scattate dallo stesso Henry ad artisti iconici del mondo della musica, come Pearl Jam, Foo Fighters, Rolling Stones, Ramones, Madonna e tanti altri. La mostra però non si limita alle sole, magnifiche, foto realizzate in anni di carriera da Henry Ruggeri, ma anche all’indimenticabile voce di Massimo Cotto nei racconti e nei video realizzati proprio per l’occasione. Noi abbiamo raggiunto Henry Ruggeri per farci raccontare di questa idea, del suo rapporto con Massimo Cotto e la collaborazione di Chiara Buratti e delle fotografie che saranno rappresentate in questa mostra unica.

Ciao Henry e benvenuto tra le nostre pagine. Inizierei chiedendoti come stai?

Ciao a tutti! Tutto bene dai, non mi posso lamentare.

Anche perche immagino l’emozione di portare per la prima volta a Milano, il 22 e il 23 marzo, la mostra fotografica interattiva “Pictures of you”. Ma come nasce l’idea di questa mostra?

Sono emozionato e felice di arrivare finalmente a Milano dopo tanti anni di esposizioni in giro per l’Italia. Il progetto nasce da un’incontro che ho avuto con Massimo (Cotto ndr,) tanti anni fa, dove lui diceva di voler fare un progetto con me. Ci ho messo un po’ di tempo per realizzare un progetto all’altezza del personaggio, ma ce l’ho fatta.

Henry Ruggeri: "Pictures of you" la mostra fotografica 1
Massimo Cotto e Henry Ruggeri

All’interno ci saranno più di 50 fotografie scattate ad artisti iconici del mondo della musica, come Pearl Jam, Foo Fighters, Rolling Stones, Ramones, Madonna e tanti altri. È stata complicata la scelta per le foto? Come è avvenuta la selezione?

Purtroppo, la selezione è stata “forzata”, anche perché con Massimo avevamo scelto duecento artisti diversi e dovevamo fare duecento storytelling diversi. Però, per i motivi che purtroppo tutti conosciamo, ci siamo dovuti fermare a sessanta. Così nella mostra a Milano porto tutto quello che ho fatto con Massimo.

La musica attraverso le immagini, un modo per raccontare i live e gli artisti attraverso un’istantanea. Cosa volevate raccontare attraverso questi scatti?

Per Massimo avevo un modo particolare di fare le foto dal vivo. Diceva che tutte le mie foto erano dei ritratti e dunque siamo partiti da lì; fotografare la musica non è facile, ma spero di esserci riusciti con le mie immagini e i suoi storytelling.

 Oltre alla mostra, anche diversi eventi collaterali per un’esperienza a 360°, ma cosa ci dobbiamo aspettare in particolare?

Il punto di forza della mostra sono le foto che prendono vita tramite l’applicazione, applicazione di nostra proprietà e che si chiama Notaway®, dove, inquadrando le foto, come per magia, esce fuori Massimo con i suoi fantastici racconti.

Henry Ruggeri - Pictures of you - Locandina
Henry Ruggeri – Pictures of you – Locandina

Oltre le foto anche i contributi video realizzati da Massimo Cotto e con la collaborazione di Chiara Buratti. Un modo per raccontare quelle istantanee, ma anche per ricordare e rendere omaggio ad un personaggio che ha dato uno straordinario contributo alla musica…

Massimo è sempre stato un punto di riferimento per me. Così quando ho parlato con lui del progetto, lo ha accolto favorevolmente e io sono stato la persona più felice del mondo. C’eravamo ripromessi di fare qualcosa insieme, però portare a termine un progetto del genere dopo anni è stata molto gratificante.

Cosa ha rappresentato Massimo Cotto per la realizzazione di questo evento?

Massimo è stato fondamentale, perché una volta avuto l’idea, sono poche le persone a cui mi sono rivolto; da una parte c’era Massimo e dall’altra parte, il mio partner Mattia Priori di Rebel House. Insieme abbiamo concordato che sarebbe stato figo portare a termine questo progetto di realtà aumentata. Poi, dopo che Massimo è venuto a mancare, è stata fondamentale la parte di Chiara (Buratti ndr.), perché per nostra volontà il progetto non sarebbe continuato e invece lei ha voluto che il ricordo di Massimo fosse portato avanti tramite quello che avevamo fatto fino a quel giorno. Mi sento di mandare un grande ringraziamento e un forte abbraccio a Chiara.

Ci puoi raccontare un ricordo o un aneddoto che hai su Massimo Cotto?

Il primo aneddoto con Massimo che mi viene in mente è sulla scelta del nome del progetto. Inizialmente doveva chiamarsi in un altro modo, avevamo portato avanti l’idea con quest’altro nome per diversi mesi e poi un giorno, all’improvviso, mentre eravamo ad Asti, a mangiare in un autogrill, Massimo si rivolse verso di noi e dal nulla disse: “ragazzi, il nome che avete scelto non mi piace, magari potremmo usare il titolo di una canzone di uno degli artisti che stiamo rappresentando. Non so, tipo Pictures of You (brano dei The Cure ndr.) e lo mettiamo come titolo”. All’inizio io e Mattia siamo scoppiati a ridere, ma alla fine abbiamo scelto immediatamente questo titolo e tutti insieme abbiamo continuato a mangiare.

Mattia Priori
Mattia Priori

La tua è una carriera lunghissima, ma c’è un momento al quale sei particolarmente legato?

Sono molti i momenti a cui sono legato. I primi che mi ricordo sono quelli con David Gilmour dove ho bevuto un bicchiere di vino nel backstage con lui durante un intervista a Verona o quando ho mangiato una pizza con Ben Harper al Festival di Vigevano o quando ho scambiato quattro chiacchiere con Tom Yorke poco prima del concerto degli Atom for peace a Roma. Sono le prime cose che mi vengono in mente, ma sono tanti i momenti a cui sono legato.

C’è invece una foto o un artista a cui sei affezionato?

È difficile scegliere una singola foto tra le centinaia, le migliaia e forse anche milioni, di foto che ho scattato in carriera. Forse però dico i Ramones perché è iniziato tutto grazie a loro. Nel 1988 ho fatto finta di essere un fotografo solo per conoscere loro e per puro caso, da quel giorno lì, non ho mai smesso. Una di quelle foto l’ho portata anche nella mostra.

In conclusione: ci vuoi dire perché le persone dovrebbero venire a vedere questa mostra?

I motivi per venire a Milano sono tanti: intanto non sarà una semplice mostra, ma sarà una festa di tre giorni e sarà un bel tributo per ricordare Massimo con tutti i suoi amici e poi sarà anche l’occasione per mostrare al mondo le funzionalità della nostra applicazione Notaway® che abbiamo creato e costruito non solo per i nostri progetti, ma anche per coloro che vorranno approfittare di questa applicazione. Poi, penso che fotografi e artisti dovrebbero passare anche solo per la semplice curiosità.

Alis Ray:  “Fighting Love” un invito a non arrendersi mai, anche quando tutto sembra difficile, l’amore, per sé stessi, per i propri sogni e per la vita stessa

Alis Ray - Fighting Love - Copertina
Alis Ray – Fighting Love – Copertina

Dal 7 marzo 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Fighting Love”, il nuovo singolo di Alis Ray per Altavibe Music. “Fighting love” è una canzone che si distingue per il suo stile pop rock elettronico e caratterizzato da sonorità travolgenti. Il brano rappresenta un inno di energia positiva e introspezione, un messaggio di forza e resilienza per superare le intemperie e gli ostacoli della vita. Abbiamo raggiunto Alis per farci raccontare il suo ultimo singolo e parte del suo percorso.

Ciao Alis, inizierei chiedendoti come stai?

Ciao! Sto bene, grazie. Mi sento molto ispirata in questo momento e carica di energia. È un periodo emozionante, e “Fighting Love” è solo l’inizio di un viaggio che mi sta portando a esplorare sempre di più me stessa e la musica che mi emoziona.

“Fighting Love” è il titolo del tuo nuovo singolo. Visto che è appena uscito, ce lo vuoi presentare tu?

“Fighting Love” è una canzone che nasce da un’esigenza profonda di comunicare l’importanza di credere in se stessi e di non arrendersi mai, questa è per me l’amore combattente. L’amore, inteso come forza interiore. L’amore per sé stessi, per i propri sogni e per la vita stessa. È una dichiarazione di forza, determinazione e resilienza, un invito a non arrendersi mai, anche quando tutto sembra difficile.

Alis Ray, con "Fighting Love" per superare gli ostacoli
Alis Ray

Questo brano è un inno di energia positiva e introspezione. Quanto c’è di te in questo racconto?

C’è tantissimo di me in questa canzone. Ogni parola, ogni nota è frutto di una riflessione personale. Ho vissuto momenti di incertezza e sfide, ma in ogni difficoltà ho trovato una spinta a non mollare mai. È un messaggio che voglio condividere con chi ascolta: siamo più forti di quanto pensiamo, e l’amore per noi stessi può davvero cambiare le cose.

Un singolo che dimostra anche una bella determinazione nel resistere alle intemperie e nel riuscire con forza e determinazione a oltrepassare gli ostacoli…

Esatto! È proprio questo il messaggio centrale del brano. La vita non è sempre semplice, ma la vera forza sta nel rialzarsi dopo ogni caduta, nel resistere alle tempeste e andare avanti con determinazione. Ogni passo che facciamo ci porta più vicini a diventare la versione migliore di noi stessi, ma per far questo è necessario avere degli strumenti precisi. Come farebbe un muratore a demolire un muro senza gli strumenti necessari? La stessa cosa vale per noi stessi, senza aver iniziato questo percorso, oggi non sarei ciò che sono, che non significa che il percorso sia terminato, penso che durerà fino all’ultimo respiro.

Il brano farà parte anche di un progetto più ampio o per il momento ti concentrerai solo sui singoli?

Sì, sto lavorando a un nuovo album. “Fighting Love” è solo il primo passo di un progetto più grande che sto costruendo con molta passione. Ogni singolo che uscirà nei prossimi mesi sarà parte di questo nuovo percorso che voglio condividere con tutti. Non vedo l’ora che possiate ascoltarlo nella sua interezza!

Ad accompagnare “Fighting Love”, anche il videoclip. Come nasce l’idea della rappresentazione di questa storia?

L’idea del videoclip è venuta in modo molto naturale. Volevo che il video fosse una metafora della vita, traslata nello sport della boxe. Volevo rappresentare un viaggio visivo che accompagnasse le parole della canzone, dove il contrasto tra il buio e la luce rappresentasse la lotta interiore che ognuno di noi affronta. Ho scelto dei luoghi che fossero simbolici, ma che allo stesso tempo avessero un legame forte con l’anima del brano.

Alis Ray, "Fighting Love" il nuovo singolo
Alis Ray

Anche nella scelta dei personaggi, dei luoghi e delle immagini ritroviamo qualcosa di te?

Assolutamente sì. Ogni elemento è pensato per raccontare una parte di me, dei miei vissuti. I personaggi, in particolare, rappresentano delle versioni di me stessa. I luoghi sono stati scelti per la loro capacità di evocare emozioni forti, di esprimere la bellezza del viaggio interiore che è al centro del brano.

Nell’ultimo periodo il tuo nome è stato legato anche a quello di Vasco Rossi, dove hai aperto il concerto di San Siro del 19 giugno, un’esperienza sicuramente da ricordare…

Quella è stata un’esperienza incredibile! Aprire il concerto di Vasco Rossi a San Siro è stato un sogno che si è realizzato. Vasco è una leggenda, e poter essere parte di quella magia è stato davvero emozionante. Un’opportunità che porterò sempre nel cuore e che mi ha fatta crescere tanto.

Altre sorprese nell’immediato?

Sì, ci sono alcune cose in cantiere! Non posso svelare troppo, ma sicuramente ci saranno altre canzoni con sonorità particolari, concerti e collaborazioni che mi entusiasmano tanto. Seguitemi sul sito www.alisray.com o sui social dove comunicherò presto tutte le novità!

Qualche sogno nel cassetto da voler realizzare?

Si uno! Ma ho imparato a tenere in segreto ciò che voglio proteggere. Sicuramente come artista voglio continuare a crescere, fare esperienze che mi arricchiscano e che mi permettano di portare la mia musica in ogni angolo del mondo.

Francesco Mazzola e Cori Quinn,  la musica come strumento per raccontarsi e come mezzo di condivisione tra ricordi, aneddoti e immagini

Francesco Mazzola e Cori Quinn: raccontare la musica
Francesco Mazzola e Cori Quinn

L’obiettivo di Francesco Mazzola e Cori Quinn, meglio noti grazie a questo progetto con il nome IRA, è raccontare la musica in modo semplice, ma emozionante.

IRA:L’idea nasce dalla prospettiva di portare in scena un qualcosa di semplice, ma nello stesso tempo che possa lasciare un’emozione”

La musica come strumento per raccontarsi e come mezzo di condivisione tra ricordi, aneddoti e immagini. Un progetto, quello degli IRA, innovativo e volenteroso e che si prende l’arduo compito di emozionare attraverso un viaggio in musica. Noi lì abbiamo raggiunti per una piacevole chiacchierata.

 

Francesco Mazzola e Cori Quinn: raccontare la musica 2
Francesco Mazzola e Cori Quinn

Ciao ad entrambi e benvenuti sulle nostre pagine. Inizierei chiedendovi come state?

Stiamo bene e siamo carichi di entusiasmo per il progetto che stiamo portando avanti da alcuni mesi, siamo nella fase della creazione, come se stessimo modellando una scultura che piano piano prende forma. Stiamo provando tante cose nuove, sperimentando e giocando con la musica, per poterle portare presto sul palco.

Com’è nato questo progetto?

L’idea nasce dalla prospettiva di portare in scena un qualcosa di semplice, ma nello stesso tempo che possa lasciare un’emozione. La scelta dei brani non è a caso. Ogni canzone ci racconta qualcosa, ci fa rivivere ricordi, quindi abbiamo pensato a delle sonorità acustiche, per accompagnare questo viaggio, chitarra e voce, che racconta la nostra storia.

 Avete scelto un nome d’arte un po’ particolare per il duo. Come mai??

Effettivamente sì, la scelta è piuttosto particolare. Il nome del nostro duo è IRA. Uno dei peccati capitali e quello con il quale ci siamo conosciuti.

È stato complicato mettervi d’accordo su questa unione musicale?

Assolutamente no! È stata subito questione di feeling, per fare una citazione (ridono ndr.).

Francesco Mazzola e Cori Quinn: raccontare la musica 1
Cori Quinn

Cosa rappresenta la musica per voi?

Cori Quinn dice che è l’unica cosa che non odia al mondo, perché è la sola con la quale non ha mai litigato (ridono ndr.). A parte gli scherzi, è l’ancora di salvezza che ci tiene su, soprattutto nei momenti difficili della vita, il rifugio sicuro nel quale vivere le proprie emozioni liberamente.

Dove spazierà il vostro repertorio? Avete un genere o un artista di riferimento?

Il nostro repertorio è sempre in evoluzione, partendo dal pop al rock principalmente, ma ci divertiamo ad arrangiare ogni genere in chiave acustica, come abbiamo detto prima.

Il 2025 immagino che sarà un anno importante quindi per voi?

È l’anno in cui gli Ira si presentano in duo, in questa nuova veste, in quanto fino a poco fa siamo stati sempre solisti, quindi per noi sarà una sfida importante ma nello stesso tempo affascinante che ci unisce ancora di più.

 C’è qualcos’altro che volete raccontare?

Vi aspettiamo ai nostri live!!!

Luca Fantacone: con il Sony Music Store & More,  l’hub polifunzionale di Sony Music Italy abbiamo portato a Sanremo un mondo multimediale

Luca Fantacone per il Sony Music Store & More
Luca Fantacone per il Sony Music Store & More

Grande successo per il Sony Music Store & More, l’hub polifunzionale di Sony Music Italy aperto in occasione del 75° Festival di Sanremo. Durante l’intera settimana del Festival della Canzone Italiana, grande è stata la partecipazione del pubblico, anche grazie ad un luogo dove ci si è potuti immergere a 360 gradi nella musica e nell’universo Sony Music, attraverso podcast, talk, firmacopie, proiezioni video, eventi, shop, aree entertainment e attività con il diretto coinvolgimento del pubblico. Abbiamo parlato di questo successo con Luca Fantacone Direttore Catalogo Sony Music.

Ciao Luca, partiamo subito con questo Sony Music Store & More. Non solo un negozio, ma un’esperienza multimediale per il pubblico. Come nasce l’esigenza di unire alla musica anche altri aspetti?

L’idea si sviluppa lo scorso anno, quando per primi abbiamo aperto un pop up store a Sanremo. Quello dello scorso anno era un negozio di dischi dove poter acquistare musica, ma anche dove il pubblico poteva incontrare gli artisti in gara. Quest’anno ci siamo chiesti se ripetere l’esperienza e in caso se rimanere classici o se proporre un qualcosa di diverso. Così ci siamo messi subito a lavoro e abbiamo ragionato su un qualcosa di innovativo; cercando di creare per il pubblico un ambiente immersivo e multimediale e dove potessero anche creare dei contenuti social.

Partiamo dal concetto immersivo: avete lasciato grande spazio al pubblico…

Abbiamo cercato di creare un ambiente dove si potesse concepire la musica su più fattori e dove venisse lasciato ampio spazio al pubblico. Abbiamo deciso di mettere degli schermi dove proiettare i videoclip delle canzoni, ma anche delle vetrate così da dare la possibilità al pubblico di vedere dall’esterno cosa succedesse all’interno. Inoltre, abbiamo anche dato la possibilità di ascolto senza dover per forza acquistare un prodotto. Così oltre all’aspetto visivo, abbiamo cercato di coinvolgere il pubblico con delle sale fatte appositamente per l’ascolto.

Aspetti visivi, di ascolto, ma anche di incontro. Diversi sono stati i talk e i firmacopie con gli artisti in gara al festival di Sanremo…

Abbiamo cercato di connettere il più possibile il pubblico in modo lineare e diretto con la musica. Cercando di proporre anche degli incontri con gli artisti e garantire così una nuova esperienza oltre a quelle di acquisto e ascolto.

Luca Fantacone per il Sony Music Store & More 1
Sony Music Store & More

A questo si unisce anche la multimedialità, diverse esperienze da condividere anche sui social. Altra componente fondamentale per voi?

Sicuramente sì! Se nel negozio ci sono 100 persone che fanno contenuti, è possibile che attraverso i social altre migliaia di persone possano vedere gli stessi prodotti e contenuti. Oggi la condivisione sui social fa parte dell’esperienza.

Importante per il successo di questi store è anche la scelta degli artisti in gara. Questa scelta diventa indicativa per questi store?

Sicuramente sì! Gli artisti e le canzoni sono il fulcro di tutto. In base agli artisti possiamo poi organizzare al meglio le possibilità per il pubblico; anche perché ogni artista dà un gancio e delle idee per ottimizzare e differenziare le proposte per il pubblico. Così, anche i firmacopie, diventano esperienze sempre diverse.

Stare al passo con i tempi per appassionare le nuove generazioni. La vostra mission per il futuro e per tenere anche il pubblico più giovane?

Il pubblico giovane ti indica la via, è il primo pubblico verso il quale avere attenzione. In questo momento storico al pubblico più giovane non basta il semplice ascolto, ma vuole l’esperienza, la multimedialità e la condivisione, ed è a questo a cui dobbiamo andare incontro. Cercare di rimanere ricettivi verso questa evoluzione per proporre sempre quel qualcosa di innovativo.

Parte integrante di questi store sono gli artisti targati Sony, ma le posso chiedere un giudizio sugli artisti in gara?

La scelta dell’azienda è quella di proporre la miglior qualità possibile. Proponendo anche generi differenti tra loro e generazioni diverse di artisti accumunati dalla qualità della proposta. A me piace ragionare sulla qualità delle cose e la qualità qui è molto alta.

Luca Fantacone per il Sony Music Store & More 2
Sony Music Store & More

Adesso vi godrete i risultati o state già lavorando al prossimo anno?

Adesso analizzeremo i risultati, vedremo quello che è andato bene e quello che è andato meno bene. Finito il Festival tireremo le somme e ci metteremo subito al lavoro per il prossimo anno e per proporre un’offerta ancora migliore per il pubblico.

04Simonetta Spiri e Roberta Bonanno: “Questa sera metto i tacchi” affronta il tema della solitudine nell’era dei social e celebra la forza di affrontare le avversità con resilienza

Simonetta Spiri e Roberta Bonanno: "Questa sera metto i tacchi"
Simonetta Spiri e Roberta Bonanno: “Questa sera metto i tacchi”, la canzone è un omaggio a chi lotta ogni giorno per la vita e sogna momenti di serenità

Disponibile in radio da venerdì 24 gennaio Questa sera metto i tacchi, il nuovo singolo che vede insieme Simonetta Spiri e Roberta Bonanno.

Il brano, patrocinato dall’AIRC, affronta il tema della solitudine nell’era dei social e celebra la forza di affrontare le avversità con resilienza. Il titolo è una metafora di amor proprio e libertà di brillare anche nelle difficoltà, trasmettendo un messaggio di speranza e solidarietà.

La canzone è un omaggio a chi lotta ogni giorno per la vita e sogna momenti di serenità, è un brano che nasce in un momento storico segnato dalla socialità superficiale e mascherata dei social, che ci ha portato a sentirci sempre più soli, costringendoci a fare affidamento sul nostro specchio interiore per affrontare le sfide della vita. Il pezzo ha l’intento di far sentire unite e meno sole quelle persone che, pur vivendo con consapevolezza delle difficoltà, apprezzano ogni istante della loro esistenza come fosse l’ultimo.

Simonetta Spiri e Roberta Bonanno - Questa sera metto i tacchi - Copertina
Simonetta Spiri e Roberta Bonanno – Questa sera metto i tacchi – Copertina

Anche il titolo, Questa sera metto i tacchi, è un invito ad uscire, ricercare quell’attimo di libertà e tornare a brillare nonostante tutte le deviazioni e gli ostacoli, del nostro cammino. Un inno alla vita e un invito a reagire con forza a ogni avversità, senza mai dimenticare che, qualunque sia la battaglia che stiamo affrontando, non dobbiamo mai smettere di amarci.

Simonetta Spiri e Roberta Bonanno: "Questa sera metto i tacchi" 2
Simonetta Spiri e Roberta Bonanno

 

Noi abbiamo raggiunto le due artiste ex Amici per farci raccontare di questa unione e della volontà di portare alla luce un brano così importante.

Benedetta Scandale, “Resta” L’EP racconta la costante ricerca di sé stessi attraverso la musica e una profonda voglia di restare fedeli alla propria essenza

Benedetta Scandale - Resta - Copertina
Benedetta Scandale – Resta – Copertina

È disponibile su tutte le piattaforme digitali il nuovo lavoro di Benedetta Scandale, Resta. Il nuovo EP composto da cinque canzoni, un diario musicale intimo e sincero. Un progetto che ci parla di sogni, speranze, cadute e nuovi inizi. L’EP racconta la costante ricerca di sé stessi attraverso la musica e una profonda voglia di restare fedeli alla propria essenza. Ogni brano è un frammento di vita, che prova a trasformare i fallimenti in opportunità.

Noi abbiamo raggiunto Benedetta per farci raccontare di questo EP e della sua necessità.

Ciao Benedetta, ormai questo EP è uscito da un po’, ma quali sono le emozioni che si nascondono dietro questo lavoro?

È uscito da poco il disco e devo ancora assimilare il tutto. All’inizio ero molto agitata e avevo paura. Avevo la sensazione che nessuno potesse capire questo progetto. Invece, con mia grande sorpresa, il giorno dell’uscita, mi sono ritrovata nella playlist del Music Friday Italia di Spotify. Una delle playlist più ascoltate di tutte. Quindi dalla paura, mi sono ritrovata nell’euforia del momento. Poi sono capitata in un’altra Playlist e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di bello è arrivata. Poi, gli ascolti stanno andando bene, i feedback sono più che positivi e le canzoni che credevo potessero arrivare meno, sono quelle che stanno arrivando di più. Al momento non posso chiedere di più.

Benedetta Scandale fuori con “Resta”
Benedetta Scandale

Un EP dove ci sono cinque canzoni, ma qual è il fil rouge all’interno?

Non sono stati scelti a caso, non sono fan di quei pezzi riempitivi messi solo per completare un disco. Deve avere un senso il brano in un progetto. Resta lo considero un concept EP, perché i brani parlano un po’ della stessa cosa, ma semplicemente affrontano quei temi in maniera diversa. Il restare e la distanza sono i due grandi concetti; all’interno dei rapporti sono tante le difficoltà che possono emergere, ma l’importante è il come si reagisce. Invece di scappare si resta e in questo disco, cerco di capire cosa può arrivare, nel bene o nel male, da questo restare.

Un lavoro intimo e introspettivo?

Lo considero un po’ il mio diario personale. C’è tanto di me.

Benedetta Scandale
Benedetta Scandale

Questo EP gioca sull’ambiguità di quel “resta”. È più un imperativo o una richiesta?

La valenza è doppia, perché dipende da quello che serve alla persona in quel momento. L’ascoltatore deve essere libero di dire se quel “resta” è più un imperativo o un invito. Spero che questo disco possa aiutare le persone a capire quello che vogliono realmente dalle persone.

Hai parlato di brani che eri convinta ci volesse più tempo, ma che invece hanno colpito subito. Quali sono?

Mille treni e Piccolo tu, sono due brani intimi e personali. Ero convinta che avrebbero fatto più fatica, anche perché in realtà lì avevo scritti di getto. Zibba non ha toccato neanche più di tanto questi brani.  Per me sono due pezzi importantissimi e sono contenta che siano arrivati subito.

Benedetta Scandale fuori con “Resta” 3
Benedetta Scandale

All’interno la collaborazione con Zibba e un featuring…

Zibba mi ha capito, mi ha aiutato a raccontarmi e mi ha lasciato molto libera di esprimermi. Mi ha dato gli strumenti e mi è stato molto vicino. Maenellavita in realtà non lo conoscevo, è stato un incontro fortunatissimo avvenuto grazie allo stesso Zibba. Sentivo che mancava un qualcosa al brano e lui ha saputo aggiungere quel qualcosa. Aveva colto il pezzo. Quindi lo abbiamo inciso insieme e per me è stato un bellissimo incontro.

Ci saranno altri live dove presenterai questo EP?

Ho avuto modo di suonare a Milano e a Piacenza e sono stati due eventi bellissimi, quindi non vedo l’ora di tornare sul palco. Posso dire che ci stiamo lavorando. In inverno non è così facile organizzarci, ma lo stiamo facendo. Non so ancora quando, ma ci saranno tante date live.

Angela Baraldi: “3021” l’album dove l’essenziale diventa essenza, dove l’ascolto e il suono si immedesimano in un qualcosa di ultraterreno

"3021" il nuovo album di Angela Baraldi (Foto © Claudia Pajewski Caravan)
“3021” il nuovo album di Angela Baraldi (Foto © Claudia Pajewski Caravan)

Una voce riconoscibile e un talento indiscutibile, è questo quello che emerge dall’ultimo lavoro della cantautrice Angela Baraldi e dal titolo 3021 (Prodotto da Caravan, l’etichetta discografica di Francesco De Gregori e distribuito da Sony Music Italia). 3021 è un album che si presenta in formato digitale ma anche nei formati fisici (CD e vinile), e dove all’interno sono presenti ben 8 brani scritti da lei e composti insieme a Federico Fantuz. Un album dove l’essenziale diventa essenza, dove l’ascolto e il suono si immedesimano in un qualcosa di ultraterreno. Spazio e tempo non hanno ragione di esistere, perché la visione della Baraldi va oltre, immaginando così un ipotetico futuro, fatto di quelle relazioni sempre presenti e di ricerca della semplicità. Tanti infatti i temi presenti, dall’amore all’ambientalismo, dal futuro al passato, per un viaggio tra la consapevolezza dell’essere, senza la necessità dell’apparire.

Un album che mira a restare, a vivere l’attualità, ma soprattutto a spingerci con la fantasia verso quello che sarà il futuro, con lo spazio e l’ignoto a fare da fil rouge tra le 8 canzoni presenti.

Noi abbiamo raggiunto Angela Baraldi per farci raccontare della necessità di un album così controcorrente.

Benvenuta tra le nostre pagine Angela, inizierei questa chiacchierata chiedendoti delle emozioni che sono legate a questa uscita. Cosa ci puoi dire di questo 3021?

Sto bene e con l’uscita di questo disco mi sento tranquilla, anche se nei giorni precedenti ero molto in ansia. Anche perché ci ho messo tanto a farlo e ci ho messo tutta me stessa. Sono felice quindi che sia disponibile per tutti e spero che in tanti lo stiano già ascoltando. Tra l’altro, stanno arrivando i primi feedback e sono contenta che stia arrivando il messaggio che volevo mandare. La cosa diverte è sapere che la gente lo ascolterà in maniera diversa dal mio ascolto.

Ognuno ha il proprio ascolto, ma dopo questa uscita, anche a te l’album suona diverso?

Certamente sì! L’ho riascoltato con un orecchio rinnovato e suona effettivamente diverso. È una strana magia, ma la musica è magia. L’arte è liquida, ha bisogno di prendere aria e non sempre suona, si vede o si percepisce allo stesso modo. Ogni ascolto cambia la percezione.

3021 è un album che potremmo definire controcorrente. Infatti questo album è disponibile in modalità digitale, ma anche nei formati fisici (CD e vinile). Non è un po’ strano per il mercato attuale?

Esce con un’etichetta particolare, che rappresenta la visione di un grande artista (Francesco De Gregori ndr.), ed è quindi normale che si ricerchino anche altri formati. Noi veniamo da quel mondo lì e siamo molto legati all’idea di avere anche il supporto fisico, perché si ha così un prodotto tangibile, un libretto che leggi, sfogli e che tocchi. Inoltre, con il vinile, parliamo anche di un bellissimo oggetto da collezione. Vedere la copertina con i testi scritti ha un sapore romantico.

Angela Baraldi - 3021 - Cover
Angela Baraldi – 3021 – Cover

Un album che va oltre lo spazio e il tempo. Come mai ti sei lasciata affascinare da questo aspetto ultraterreno?

Secondo me abbiamo uno sguardo molto terreno sulle cose, concentrato solo su noi stessi e su quello che facciamo. Viviamo un momento di narcisismo dilagante e che ci porta ad avere una visione un po’ bassa delle cose. Questo perché è anche un momento difficile; viviamo infatti una realtà divisa tra un’ubriacatura tecnologica che ci fa sentire immortali e una realtà problematica legata alla terra, al suo sovraffollamento e alle guerre sempre presenti. Spostare lo sguardo ogni tanto è utile ed è quasi riposante.

ùUno sguardo al futuro, ma c’è un qualcosa di particolare che ti aspetti?

Non lo so, ma nel mio pensiero mi rifaccio al nostro passato. Pensiamo al teatro, dove vediamo ancora le tragedie greche, queste opere meravigliose che ancora ci parlano. L’uomo ha degli argomenti che sono costanti, che fanno parte e faranno parte anche in futuro della nostra umanità, come le relazioni, la morte, l’amore e l’ignoto intorno a noi. Insomma, per il futuro mi aspetto quelle cose che non cambieranno mai.

Questo è un album suonato, anche questo è un aspetto contrario all’industria discografica attuale.

La mia volontà era di realizzare un qualcosa che tutti potessero ascoltare, senza distinzione di età o cultura musicale. Un po’ come quando si ascoltano quei vecchi vinili e si rimane estasiati da come suonano ancora oggi. Ecco, con questo album ho voluto realizzare questo esercizio di curiosità e di riscoperta verso il suono.

Questo è un album che ricerca anche l’essenzialità, ma come mai per te è così importante?

Perché ormai siamo pieni di cose e alla mia età, ho capito che bisogna lavorare sulle sottrazioni per esaltare quello che si ha realmente. Levarci delle infrastrutture per ritrovare il focus dell’arte.

Angela Baraldi, immaginazione e curiosità per 3021 2
Angela Baraldi (Foto © Claudia Pajewski Caravan)

Questa essenzialità che ricerchi nasce anche dalla tua esperienza diretta?

Sai, è come con un armadio, dove all’interno accumuli tanti vestiti e alla fine capisci che sono poche le cose che metti e che ti piacciono realmente. Ecco, volevo far capire questa essenzialità. Tuttavia, è chiaro che questa consapevolezza nasce da un percorso introspettivo che sì fa. Personalmente sono sempre stata attratta dalle cose minimali e sobrie, anche perché la sincerità viene fuori nell’essenzialità.

Questo è un album sincero e libero. A tua immagine e somiglianza?

Beh, devo dire che avevo iniziato questo disco con questa volontà, anche perché ero senza un paracadute. Avevo quindi l’intenzione di proporre un album fatto a modo mio e senza dover pensare alle persone o alla moda di oggi. Volevo fare un qualcosa che mi assomigliasse. Poi la magia è stata trovare un’etichetta di un artista del genere e la cosa mi ha gratificato tantissimo, anche perché sono riuscita a mantenere me stessa.

La tua è una carriera lunghissima, fatta di musica, cinema, eventi e incontri. C’è un momento della tua carriera che ricordi con maggior affetto?

Ce ne sono stati diversi. In particolare, ricordo gli incontri con gli artisti che hanno investito su di me, come Lucio Dalla, un incontro che è stato fondamentale per la mia carriera. Poi anche lavorare con Salvatores è stato un istante importantissimo per me e per la mia vita artistica. Il momento però più importante, è quello che sto vivendo adesso. Non sono più una ragazzina, e avere questa primavera dentro che mi permette di avere questa creatività è per me un qualcosa di speciale.

Tu hai partecipato nel 1993 al Festival di Sanremo con A piedi nudi. Come è cambiato il Festival di Sanremo da quegli anni ad oggi?

Penso che sia cambiato, e che sia cambiato in meglio, anche solo per la possibilità di esposizione degli artisti più giovani. Poi, se partecipi tra i big, ci sono ben cinque serate per farti conoscere. Quando andai io, se non fossi piaciuto alla prima serata, non avresti avuto altre possibilità di ascolto. Prima il Festival era un po’ troppo severo per i giovani, perché non avevi una seconda possibilità. Oggi è più coinvolgente e ricco di opportunità.

Senhit, per il remix di Dangerous  unisce al sound elettropop e dance del brano originale lo stile inconfondibile di R3hab e delle sue produzioni

Senhit, con R3hab per il remix di Dangerous
Senhit

Lo scorso venerdì 17 gennaio è uscito nelle piattaforme digitali Dangerous (R3HAB Remix), brano nato dalla collaborazione della cantante e performer Senhit con il dj e producer R3hab. Il brano Dangerous, title track dell’ultimo album dell’artista, uscito lo scorso ottobre, si distingue per l’energia ed il ritmo dinamico. Nel raccontare una relazione intensa, in cui l’adrenalina e il pericolo sono l’essenza dell’attrazione, Senhit cattura l’attenzione del pubblico grazie a un ritmo incalzante e vivace.

Noi abbiamo raggiunto Senhit per farci raccontare di questa collaborazione, del suo percorso e del suo rapporto con l’Eurovision Song Contest.

Benvenuta sulle nostre pagine, inizierei chiedendoti come stai?

Sto bene, sono in un periodo particolarmente ricco artisticamente e personalmente. Sono appagata, soddisfatta e pronta per tutto quello che il futuro porterà. Questo 2025 è iniziato alla grande e quindi sono molto felice.

Partiamo dal lato artistico, un 2024 chiuso alla grande un 2025 iniziato benissimo…

Nel 2024 abbiamo chiuso un cerchio che si era aperto in maniera consapevole già da parecchio tempo e attraverso i singoli usciti in precedenza e i vari inediti. Ecco, da Adrenalina con Flo Rida sono successe tante cose e mi si è aperto un mondo internazionale. Dopo tante cose belle, con il mio team volevamo fare un regalo ai fan che sono stati sempre presenti e disponibili. Quindi abbiamo chiuso il 2024 con Dangerous, un album che rappresenta per me un ponte tra i brani passati e i brani nuovi.

Un ponte tra le canzoni di ieri e quelle di oggi, ma anche un modo per vedere la tua evoluzione di questi anni attraverso la tua musica?

Beh, sì! C’è un’evoluzione artistica e personale, ma anche un filo rosso che lega questi brani. Brani che hanno un’importanza per tematiche e messaggi. Volevo canzoni che mi appartenessero a livello vocale, ma anche a livello di messaggio da trasmettere.

Senhit - Dangerous Cover R3hab Remix
Senhit – Dangerous Cover R3hab Remix

Oggi con questo remix. Un’altra bella sfida per te?

Dangerous è andato benissimo e così abbiamo voluto provare questo remix e con R3hab che è un artista fantastico. È nato questo Remix e stiamo già ottenendo grandi risultati e bellissimi feedback.

Il potere della musica passa anche dalle collaborazioni presenti. La condivisione per esaltare ancora di più la tua musica?

Per me è importante condividere la musica. Mi piace lavorare con persone che possono darmi tanto e aiutarmi a crescere. Ho avuto una grande fortuna con Flo Rida, che mi ha preso per mano e mi ha fatto conoscere nel panorama internazionale. Poi ho avuto la possibilità di collaborare con altri grandissimi artisti come Steve Aoki, Benny Benassi, Tory Lanez, lo stesso Flo Rida e oggi con R3hab.

Bellissimo come parli al plurale del tuo lavoro e della tua musica…

Il lavoro è sempre condiviso con una squadra. Ognuno con le sue mansioni e le proprie qualità. Senza il mio team non avrei potuto fare nulla. Anche gli artisti con cui ho collaborato mi hanno dato tantissimo.

Sei un’artista libera e che spesso si è esposta in prima linea per i vari diritti civili e sociali. Una scelta non scontata per il mondo di oggi…

È un privilegio per me potermi mantenere libera come artista. Non ho divieti e sono aiutata da un’azienda che mi capisce, mi comprende e mi lascia carta bianca. Mi sento coerente come artista e come persona.

Vieni da una tournée lunghissima con Eurovision On Tour, immagino però che non ti fermerai qui, specie dopo questo remix che sta ottenendo questi grandi riscontri…

Abbiamo finito questo tour, poi questa pausa con cui abbiamo finito il remix e ora ricominceremo a seminare un po’ di date tra la primavera e l’estate. Quando sono sul palco sono felice e appagata e non vedo l’ora di tornarci.

Senhit (ph_Fabrizio Cestari)
Senhit (ph_Fabrizio Cestari)

Ti abbiamo visto protagonista all’Eurovision Song Contest per San Marino, è un’esperienza che consiglieresti?

Se non lo fai non lo capisci e io ringrazio San Marino per l’opportunità che mi ha dato. Lo consiglierei perché è una vetrina meravigliosa. È un’esperienza che si deve provare.

Ti piacerebbe tornare in gara?

Ho partecipato due volte, dovevano essere tre, ma alla fine hanno cancellato la gara. Comunque, sì, se ci fosse la possibilità mi piacerebbe ripartecipare una terza volta. Bisogna però essere preparati, con la canzone giusta e la preparazione giusta.

Un aneddoto curioso sulla tua partecipazione all’Euriovison Song Contest?

Ne potrei raccontare tantissimi di aneddoti. Però ne ricordo uno divertente con Flo Rida: lui si era candidato per questo bellissimo featuring e mi aveva fatto già così un meraviglioso regalo. Tuttavia, da regolamento, lui doveva però presentarsi sul palco. Eravamo già pronti a fare un’esibizione di Adrenalina in solitaria, quando a sorpresa, il giorno prima della semifinale, Flo si è presentato. Lì ci siamo visti per la prima volta, anche se ci eravamo sentiti in precedenza per il lavoro, ma lì fu il primissimo incontro. È nata subito un’alchimia meravigliosa con lui e anche sul palco siamo andati forti.

In conclusione, una battuta su Sanremo: lo guarderai?

Assolutamente sì e chissà, magari un giorno ci parteciperò anche. Chi può dirlo! Oggi sto facendo un percorso musicale diverso, ma in futuro mi piacerebbe. Comunque, sarò incollata alla televisione anche per capire chi parteciperà all’Eurovision.

JB con (Non) Spegnere la notte per ripartire verso un nuovo futuro, un nuovo percorso artistico del giovane cantautore

JB: (Non) Spegnere la notte, il nuovo singolo
(Non) Spegnere la notte il nuovo singolo di JB

JB è tornato con il suo nuovo e attesissimo singolo. (Non) Spegnere la notte è il titolo dell’ultimo brano che segna il nuovo corso artistico e personale del giovane cantautore. Disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali, pubblicato da Ultratempo e distribuito da The Orchard (edizioni Warner Chappell Music Italy), il brano segna così l’inizio di un nuovo capitolo nella carriera dell’artista, che, con la volontà di chiudere una porta, si trova a fare i conti con il suo passato. Un momento di introspezione e di intimità con sé stesso, per accettare la situazione e ricordare solo il lato positivo delle cose. La volontà di ripartire per tornare a sperare in un nuovo futuro.

Noi abbiamo raggiunto JB per farci raccontare questo singolo e questo suo nuovo inizio.

Questo singolo rappresenta un tuo ritorno discografico, ma rappresenta anche un nuovo te?

Assolutamente sì. Nel pezzo racconto la fine di una storia d’amore, la fine di un capitolo di vita e, a differenza del passato, accetto questa fine. Mi prendo il bello che c’è stato e vado sereno e felice verso questo nuovo capitolo. Ho fatto una ricerca sul sound, sulle sonorità e anche su nuovi colori per la mia voce. Spero che la gente si accorga delle varie evoluzioni all’interno di questo pezzo.

JB: (Non) Spegnere la notte, il nuovo singolo 2
JB

La musica per andare oltre e come strumento per esorcizzare il dolore?

Ho sempre utilizzato la musica per dire quello che non riuscivo a raccontare normalmente. Chi mi conosce sa che non parlo mai di me, posso sembrare aperto, ma in realtà sono molto chiuso emotivamente. Così cerco nella musica il modo di raccontare le emozioni che ho provato e vissuto. Oggi la musica ha una grande importanza per me, mi fa capire chi sono, cosa provo e cosa sento.

All’interno di (Non) Spegnere la notte possiamo ritrovare tanti generi, ma sono tutte sfaccettature della tua essenza?

Mi è sempre stata stretta la scelta di un genere specifico; amo l’R&B e il soul, ma ascolto tanta musica e tante sonorità che provo ad inserire in quello che faccio. Quello che ho fatto in questo singolo e nell’album in generale, che poi uscirà, è di miscelare il passato, con il presente e il futuro. Il soul e l’R&B rappresentano il mio passato e la ricerca verso un tipo preciso musica; poi c’è la parte più melodica e pop, che racconta la storia del mio presente, quella storia fatta di ascolti familiari e ascolti che faccio ancora oggi e infine, c’è la parte futuristica, quella dell’elettronica, che è per me una scoperta recente e che mi ha fatto scoprire suoni nuovi.

All’interno di questo brano si sente questa ricerca verso queste strutture musicali e la sincerità verso questo loro utilizzo…

L’idea era di far emergere questo. Volevo raccontare una storia completa tra musica e testo, dando a entrambe le forme la giusta intensità e la giusta importanza. Una ricetta deve avere giusti ingredienti e prodotti di qualità per venire bene. Con il mio team siamo sicuri di aver utilizzato gli ingredienti giusti per far emergere questo racconto nella sua completezza.

JB: (Non) Spegnere la notte, il nuovo singolo 3
JB

(Non) Spegnere la notte è un titolo che nasconde delle ambiguità, ma questa notte si deve spegnere o no?

Non voglio raccontare la vita per come deve essere vissuta. Voglio rappresentare l’ambiguità del fare o non fare. Quell’ambiguità umana dell’indecisione. Quel non tra parentesi rappresenta la parte umana dell’irrazionalità.

C’è anche un aspetto biografico di questa indecisione che rappresenti?

Sono l’indecisione fatta persona! Spesso non riesco a decidere neanche le cose più semplici. Tuttavia, sto cercando di migliorare questa mia indecisione, sto cercando di fare spazio ad un po’ di sicurezza nelle scelte. Sto lavorando su me stesso, ma resta un brano fortemente biografico.

Questo brano anticipa un nuovo progetto. Puoi già anticipare qualcosa?

La speranza è di farlo uscire nel 2025. Il materiale è già pronto e anche i nuovi singoli che usciranno sono già stati scelti. Stiamo cercando di programmarlo per dare un senso e un filo conduttore con i brani che usciranno e con i concerti che, si spera, ci saranno.

JB - (Non) Spegnere la notte - cover
JB – (Non) Spegnere la notte – cover

(Non) Spegnere la notte ha aperto il tuo 2025, ma come sarà questo tuo anno?

L’intenzione è che questo 2025 porti in dote nuova musica e nuovi concerti. Lavorerò con il mio team per cercare di realizzare tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati per questo anno.

In conclusione, uno sguardo all’attualità: cosa ne pensi di Sanremo? Vedrai la kermesse musicale?

Amo Sanremo e per me è d’obbligo vederlo. Mi piace ascoltare gli artisti che seguo e scoprire le loro canzoni. Chissà, magari in futuro ci proverò anch’io. Sanremo è per me un obiettivo e la possibilità di far conoscere la musica a tantissime persone. Non è un’ossessione, ma un punto di arrivo per il mio lavoro e la mia carriera.

Sampaolo: “Che te ne frega”, per raccontare quello che accade intorno a noi e non perdersi il meglio della vita

Sampaolo
Che te ne frega l’ultimo singolo di Sampaolo

Sampaolo è un cantautore di talento e dalle profonde radici emotive. Un artista vero, verace e che con Che te ne frega è riuscito a chiudere un 2024 importante sotto tanti punti di vista. Che te ne frega è un brano intenso e toccante, ispirato dalla relazione speciale con sua figlia Sofia, che lo ha condotto a scoprire un amore che non aveva mai conosciuto, così alto e così forte. Il brano si muove su una melodia coinvolgente e riflessiva, accompagnata da un testo che esplora la bellezza dell’essere presenti, senza il bisogno di inseguire traguardi irraggiungibili o aspettative altrui. Attraverso immagini quotidiane e poetiche, Sampaolo canta l’importanza di non prendersi troppo sul serio, per non rischiare di perdersi il meglio della vita. Noi lo abbiamo raggiunto per una piacevole chiacchierata.

Benvenuto tra le nostre pagine. Inizierei chiedendoti come stai?

Direi molto bene!

Che te ne frega è il tuo ultimo singolo. Un brano riflessivo ma dalla melodia coinvolgente. Cosa ci puoi dire di più su questo brano?

È una canzone che ho scritto qualche tempo fa, forse un anno e mezzo. Credo che sia un pezzo sincero, senza fronzoli o robe “accattivanti”. Con Luca Carocci, amico e produttore, abbiamo deciso di registrarlo ed è uscito così, semplice. Ci suonano Fabio Giandon alla Batteria, Alessio Pizzotti al Piano, Carocci alle chitarre e Basso e Ramon Carballo al fischietto finale. Tutto molto semplice, mi piace dire artigianale.

Cosa invece rappresenta per te?

Beh, per me rappresenta una specie di coperta calda. Mi ci ritrovo molto, ancora adesso quando lo risento. Spesso con le canzoni ti capita di separartene, così, quando escono, sono altro da te. Che te ne frega è fuori ma la sento ancora molto dentro.

Sampaolo: "Che te ne frega", vivi il meglio della vita
Sampaolo

Un omaggio al legame tra padre e figlia. Immagino che ci sia una forte componente biografica in questo pezzo?

Diciamo di sì. Il pezzo è dedicato a mia figlia Sofia, una “cinquenne” che ha pensato bene di nascere appena sei mesi prima dell’apocalisse recente che ci si sta snocciolando addosso: Covid, Ucraina, Gaza, inflazione, Salvini e Meloni, Trump ecc. Come padre, volevo scrivere qualcosa che, magari, la rassicurasse. Ma poi, come spesso accade, ti guardi da fuori e scopri che stai parlando anche al te stesso bambino, che ancora oggi ha bisogno di essere rassicurato e di vedere le cose da prospettive più umane, senza lasciare che ti opprimano.

Cosa speri che sia emerso dal brano e cosa pensi sia arrivato al pubblico?

Spero che sia emersa la sua semplicità, il fatto che poi la verità vera sta lì dove eviti di fare castelli, di montare strutture o preoccuparti troppo. Insieme a quella poi abitano felicità e gusto, e che la vita in fin dei conti è proprio bella. Al pubblico spero sia arrivato questo, ma anche molto altro, come tutte le emozioni che ci hanno voluto ritrovare.

Questo brano per forza evocativa e immaginario, ricorda molto Father and Son del leggendario Cat Stevens. La canzone è stata un’ispirazione per te?

Amo molto Cat Stevens ma Father and Son non è stata un’ispirazione a dire la verità. Diciamo che l’ho associata, anche se solo in maniera elettiva, dopo che l’avevo scritta. Mi piace pensare però che, forse, ci ha mosso lo stesso sentimento quando abbiamo scritto queste canzoni. Chissà, magari la sente e facciamo un disco insieme.

Sampaolo: "Che te ne frega", vivi il meglio della vita 1

Cosa dobbiamo aspettarci da te per questo 2025?

Molte cose spero, altri brani già pronti ed altri ancora in arrivo, poi magari un disco a chiuderli tutti dentro. Con Luca e gli altri/e compagni/e di viaggio adottiamo però il metodo artigianale, per cui, ogni cosa a suo tempo, ogni cosa ha il suo tempo. Stiamo a vedere.

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