Tommaso Primo, “Vangelo Secondo Primo” per tornare a riflettere su quello che ci circonda affrontiamo dei cambiamenti incredibili, la società stessa affronta dei cambiamenti improbabili e veloci

Tommaso Primo -. Vangelo Secondo Primo - Cover
Tommaso Primo -. Vangelo Secondo Primo – Cover

Tommaso Primo è un cantautore straordinario che, attraverso le sue canzoni, riesce a trasmettere emozioni e sensazioni difficili da raccontare, ma che sanno entrare dentro. Un cantautore alla vecchia maniera, capace di far pensare e ragionare anche su temi seri, toccando l’attualità e trasmettendo la sua visione. Dal 20 dicembre è infatti disponibile il suo nuovo concept album il Vangelo Secondo Primo (Triggger/ADA Music Italy). Un viaggio intimo attraverso nove brani, tra solitudine e pensieri contrastanti, tra critica sociale e sonorità pop, urban e latin. La sua visione della società, ma anche la libera interpretazione per chi ascolterà.

Ad anticipare l’album il terzo singolo estratto Fiori nel Sahara, uscito lo scorso 6 dicembre. Noi lo abbiamo raggiunto per una piacevole chiacchierata, tra Fiori nel Sahara e l’album, il Vangelo Secondo Primo.

Ciao Tommaso e benvenuto tra le pagine di Musica 361. Vorrei iniziare questa chiacchierata chiedendoti come stai?

Stiamo in una società strana, dove queste domande oggi non si fanno più. A me, ad esempio, piace chiedere alle persone se sono felici. Forse è una domanda invadente e personale, ma è importante chiederlo secondo me. Soprattutto perché oggi affrontiamo dei cambiamenti incredibili, la società stessa affronta dei cambiamenti improbabili e veloci. Comunque, oggi sono teso, non ricordo più la sensazione di stabilità o di serenità; anche perché, quando sei un artista, hai delle antenne che ti permettono di captare delle cose diverse e quindi hai una concezione molto precisa del limite della vita. In questo periodo ho quindi una serie di sensazioni che mi portano ad esplodere.

Tommaso Primo, "Vangelo Secondo Primo" 1
Tommaso Primo

Sensazioni che ritroviamo anche nel tuo ultimo singolo Fiori nel Sahara. È da qui che nasce la necessità di un pezzo così?

È una canzone che scaturisce dalla paura. Nasce in una di quelle sere che, tartassati dalle immagini sulla guerra mostrate dalla televisione, immaginavo una famiglia che provava a fare sacrifici immensi. Vedevo quelle immagini di bambini e quelle case distrutte e ho scritto questo pezzo di getto. Questo è un brano dedicato alla paura. Ho pensato per questa canzone a questi due innamorati, che aspettano un figlio e che si abbracciano in questo deserto, che non è solo fisico ma anche interiore. Nell’era del capitalismo e del consumismo viviamo con troppa abitudine la guerra.

C’è qualcosa di autobiografico nel pezzo?

Molti dei miei amici stanno avendo figli e credo, che oggi come oggi, sia difficilissimo essere genitori, quindi empatizzo con loro. Questo è un atto di coraggio. Anche perché, se fosse per me, probabilmente si andrebbe in contro all’estinzione (ride ndr.).

La musica ha un ruolo fondamentale per raccontare l’attualità che ci circonda…

La musica in questo periodo in realtà la vedo molto depotenziata. Siamo alla ricerca di vibes per trovare colore alla vita. Penso che oggi la musica sia più una necessità per aumentare i battiti intorno a noi o un sottofondo per quello che circonda.

Però il tuo album si differenzia proprio per questo. Perché da semplice sottofondo riesci a rendere la musica uno strumento per raccontare quello che accade intorno a noi…

Appartengo alla schiera dei reietti e ringrazio tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e in questo disco così inconsueto. Questo è un disco folle, dettato dal caos e capisco che non è facile da capire ed accettare. È un qualcosa che nasconde l’oscurità. Un disco da cantautore con un vestito latin urban e che ha trovato la sua vita nelle piazze vissute.

Tommaso Primo, "Vangelo Secondo Primo" 2
Tommaso Primo – Fiori nel Sahara

Ti sei fatto un’idea di quello che poteva arrivare da questo disco?

Penso che possa arrivare il messaggio che siamo tutti colpevoli. Siamo in una società che scarica le colpe, non fa mai autocritica e non guarda mai i suoi peccati. Cercare di dare questa analisi e far capire che non riusciamo a metterci nei panni degli altri è l’intento principale. Nel disco c’è un focus etico e morale, ma ci sono anche le tematiche appartenenti al mio modo di vivere e che spero di trasmettere.

Il Vangelo Secondo Primo è una contrapposizione da ciò che la chiesa fa, da quello che invece dovrebbe fare?

È un Vangelo apocrifo il mio, è un Vangelo in cui si racconta la stessa storia ma dove ci sono delle sfumature diverse e avvincenti. È come se fosse una presa di coscienza dalle visioni alternative. Ho sentito la necessità di dare il mio contributo contro le contrapposizioni delle istituzioni.

Tre sono i brani che hanno anticipato questa uscita, ma oggi c’è un altro brano che rappresenta la necessità del Vangelo Secondo Primo?

È un disco pop, quindi alcuni brani arriveranno alle persone per melodie e testi. Tuttavia, il mio preferito è Devil e credo che all’interno di quel brano io sia riuscito a fare una lunga analisi di quello che è il Diavolo oggi e di dove si possa nascondere.

Tommaso Primo, "Vangelo Secondo Primo" 3
Tommaso Primo

Il Diavolo è una persona fisica o un concetto?

È un concetto molto più tetro di quello che si vuole immaginare. Non ci vedo la ribellione, ma ci vedo l’ipocrisia. Credo che Gesù ce l’abbia a morte con l’ipocrisia. L’ipocrisia è il grande nemico contro cui combattere.

Come sarà il 2025 di Tommaso Primo?

L’ultimo concerto l’ho fatto in Indonesia nella giungla, mi manca molto quindi il contatto con la gente. Quindi spero nel 2025 di realizzare più concerti possibili e per poter incontrare le persone, avere con loro quel contatto e quello sguardo. Ho bisogno di carnalità in questo nuovo anno.

Gli Atlante, “Poi Rinascere” un nuovo e interessantissimo progetto che esplora temi personali: la crescita interiore, le paure e le relazioni

Gli Atlante, “Poi Rinascere” per essere imprevedibili
Poi Rinascere il nuovo progetto musicale degli Atlante

Gli Atlante sono tornati con un nuovo e interessantissimo progetto intitolato Poi Rinascere (Believe/Pioggia Rossa Dischi). Questo è un disco che tratta di imprevedibilità, di eventi positivi e negativi che si susseguono in una ciclicità, che non dipendono necessariamente dalla nostra volontà di agire, ma parla di come poter reagire a quello che capita e di tutte quelle cose che si acquisiscono dalla maturità, dalle esperienze e dall’unione di intenti.

Gli Atlante sono una band alt-rock di Torino, fondata nel 2016 e composta da Claudio Lo Russo (voce e chitarra), Andrea Abbrancati (basso) e Stefano Prezzi (batteria). Una band dallo stile musicale unico, ricco di sfumature e nato dalla fusione del rock alternativo, influenze elettroniche e sonorità post-rock e accompagnato da testi in italiano che esplorano temi personali, come: la crescita interiore, le paure e le relazioni. Noi abbiamo raggiunto Claudio Lo Russo, frontman della band che ci ha raccontato di questo progetto e dei programmi futuri.

Inizierei facendo un passo indietro: come nascono gli Atlante?

La nascita e il percorso è stato molto naturale. Eravamo molto giovani e suonavamo tutti in altri progetti a Torino, ci conoscevamo però nel giro musicale. Ad un certo punto, avevo un paio di brani da mettere in musica e ho cercato tra i vari gruppi della città, delle persone con cui poter dare vita a questo progetto. L’input è quindi partito da me (Claudio ndr.) e così ho trovato Stefano e Andrea. Abbiamo iniziato a fare delle prove, un po’ per gioco e un po’ per conoscerci, abbiamo fatto uscire casualmente un brano. Il pezzo ha avuto una buonissima risonanza in città e così abbiamo deciso di strutturare più approfonditamente il lavoro, fino a dare il via agli Atlante. Non siamo partiti quindi con l’intento di fare un progetto, ma è nato passo passo e solo dopo aver avuto un sincero apprezzamento nel giro musicale.

Atlante - Poi Rinascere - Cover
Atlante – Poi Rinascere – Cover

Un percorso naturale e che porta alla nascita di questo lavoro, ma cosa puoi dirci?

Siamo molto soddisfatti del lavoro che è venuto fuori, anche perché è la prima volta per noi di un lavoro prodotto da zero, registrato direttamente da noi e mixato con dei nostri amici. Insomma, un prodotto realizzato in casa. Un bambino per tutti e tre e siamo felici per come è venuto.

Poi Rinascere è un album imprevedibile e con una bella freschezza tra sonorità e temi trattati. C’è una qualche esigenza che si nasconde dietro questo album?

Ci piacerebbe che emergesse questa nostra volontà di racchiudere nello stesso progetto, sonorità di generi differenti tra loro. Voler sperimentare è quello che ricerchiamo da diversi anni e in questo lavoro abbiamo cercato di battere diverse strade. Riteniamo che ci sia bisogno di un qualcuno che provi a ricercare un qualcosa di nuovo, cercando di abbandonare l’autostrada principale per quelle vie alternative. La nostra volontà è di uscire da quegli schemi e quegli automatismi più classici. Ecco, è la nostra esigenza è quella di ricercare un qualcosa di nuovo sperimentando e cercando altre vie.

C’è un qualcosa che sperate possa emergere e arrivare maggiormente di questo progetto?

Il messaggio è che le persone devono uscire e ricercare la propria identità artistica. Uscire da quegli schemi per far rinascere un certo movimento. Secondo noi bisogna uscire da quelle infrastrutture e ricercare la qualità, non più la sola quantità. Speriamo che queste sfumature possano arrivare.

Gli Atlante, “Poi Rinascere” per essere imprevedibili 2
Atlante

C’è un pezzo che più di tutti spiega Poi Rinascere?

Se un ascoltatore avesse poco tempo, direi Primavera! Perché è l’incipit che ha fatto partire tutto ed è il brano strumentalmente, a livello di arrangiamento e di testo più completo. Primavera, infatti, racchiude un po’ tutto, è l’immagine perfetta di questo album. Perché la primavera arriva, volente o nolente, ed è indipendente dalla nostra volontà. È quel periodo dove tutto rinasce, dove cambia il mondo e cambiamo anche noi. Se uno invece potesse ascoltare tutto l’album, consiglierei di partire dall’inizio e seguire questo racconto nella sua interezza.

C’è un qualcosa che dalla vostra nascita ad oggi è rimasto?

La naturalezza con cui facciamo musica. Noi utilizziamo questo contenitore come sfogo creativo, perché in altre realtà non sempre abbiamo la stessa libertà. Non in tutte le situazioni c’è la possibilità di sperimentare o di mettersi in gioco. Con gli Atlante, invece, abbiamo la forza per liberare quell’elemento creativo. Infatti sono tanti i brani cestinati da noi, perché i nostri sfoghi non sono sempre coerenti con quello che vorremmo trasmettere. La voglia di ricercare quello sfogo artistico è rimasta, anche se sono cambiate molto le nostre vite.

Un bilancio di questo 2024 lo avete fatto?

Un bilancio molto positivo. Siamo riusciti a fare tutto quello che avevamo in mente, anzi su alcune cose anche meglio. Il disco ha avuto una bella risonanza e abbiamo cementificato una bella collaborazione con l’etichetta.

Gli Atlante, “Poi Rinascere” per essere imprevedibili 3
Atlante

Il vostro 2025 invece come sarà?

Il 2025 inizierà con il botto! Abbiamo già sette date a gennaio e dove toccheremo città importanti. Da febbraio invece andremo anche in provincia per presentare il disco nella maniera migliore possibile. Dopo tutto il lavoro fatto in studio, l’obiettivo del musicista è anche quello di riuscire a suonare live la propria creazione. Quindi il 2025 lo dedicheremo a suonare e a portare in giro questo lavoro!

Rossella Cosentino, Medio Sud  l’album d’esordio, un omaggio al Cilento una memoria e una tradizione dimenticata o forse sconosciuta

Rossella Cosentino, "Medio Sud" per rinnovare la tradizione
Rossella Cosentino (Ph. Ludovica De Feo)

È disponibile online e nelle varie piattaforme dal 15 dicembre Medio Sud, l’album d’esordio della cantautrice cilentana Rossella Cosentino, prodotto da Mauro Romano e per l’etichetta Mr. Few.

Medio Sud è un cd realizzato in co-produzione artistica con il multi-percussionista ed autore Leon Pantarei e a cui hanno partecipato diversi artisti, tra cui il bassista jazzista Felice del Gaudio ed il pluri strumentista di origine croata Stefano Mongiat.

Medio Sud è un omaggio alla sua terra, ma è anche un modo per sopperire all’assenza di memoria di un territorio come quello cilentano, dove è difficile ascoltare, trovare e ritrovare tracce e suoni dal passato. Una memoria e una tradizione dimenticata e forse poco o niente conosciuta per le nuove generazioni. Con questo album Rossella si prende invece l’arduo compito di ricercare e riproporre una tradizione, ma in chiave innovativa, tra suoni e colori provenienti dall’Africa e dai luoghi esotici, per un crossover di musica, vita, esperienza e ricordi.

Noi abbiamo raggiunto Rossella Cosentino per una piacevole chiacchierata, per raccontarci questo progetto e per ripercorrere le strade della memoria di un territorio magico.

Rossella Cosentino - Medio Sud - Copertina
Rossella Cosentino – Medio Sud – Copertina

Ciao Rossella, benvenuta tra le nostre pagine. Inizierei chiedendoti come stai?

Sono emozionata! Sono veramente felice di essere riuscita a portare a termine questo progetto a cui tenevo tantissimo. Per me è la concretizzazione di un obiettivo che avevo nel cassetto da tempo. Questa uscita è una vittoria per me, per la mia musica e per la volontà di portare in giro un progetto di questo tipo.

Un album importante, ma cosa rappresenta per te questa uscita?

Per la realizzazione di questo album ho fatto un po’ come fanno i pittori o gli scultori. Prima di realizzarlo l’ho visualizzato, ho capito che forma volevo dargli e poi mi sono messa all’opera per concretizzarlo. Volevo fare un cd di world music e avevo intenzione di utilizzare delle sonorità a me care, ma con quel pizzico di attenzione alla tradizione. Per me è stata una grande sfida, avevo voglia di realizzare un qualcosa di realmente mio e sono contenta di esserci riuscita.

Questo è il tuo album d’esordio, anche se la tua carriera è già ampiamente avviata. Cosa ti ha spinto però a uscire con un progetto che vede questo recupero della tradizione?

I passaggi sono stati tanti! Per la realizzazione di questo progetto ho ricevuto tante influenze, ma in particolare è stato merito di un professore che ho avuto qui in Cilento. Infatti, è grazie a lui se ho deciso di ripercorrere e ritrovare quelle mie radici che avevo un po’ smarrito. Ho avuto così l’idea di scrivere brani in dialetto, ma contaminandoli con le sonorità che a me piacevano e che avevo scoperto nei miei viaggi. Ho quindi avuto tanti fattori che mi hanno dato quell’impulso finale per racchiudere in un progetto questa mia voglia di musica.

Rossella Cosentino, "Medio Sud" per rinnovare la tradizione 2
Rossella Cosentino (Ph. Ludovica De Feo)

Medio Sud lo possiamo quindi considerare come un tuo modo per recuperare quella memoria che nel territorio si è persa?

A modo mio si! La memoria in realtà c’è, ma purtroppo non la senti, non la tocchi e non la vivi pienamente. La mia è una volontà di riempire un vuoto attraverso Medio Sud. Così sono andata alla ricerca di un qualcosa che non era così percepibile, unendo innovazione e tradizione e creando così questa contaminazione che mi ha affascinato da subito. Non ho voluto fare solo un tentativo di recupero, ma ho cercato di ripercorrere quella strada mettendoci del mio.

Cosa speri possa arrivare alle persone da questo album?

Mi piacerebbe che si concepisse come un viaggio. Partendo dall’Africa, per arrivare al Cilento e andando a ripescare qua e là, aneddoti, ricordi, sfumature, emozioni e attimi della mia vita e della mia carriera. Vorrei che si percepisse il percorso, la storia e il suono della lingua dialettale.

Un album che è anche un omaggio alla tua terra, ma oggi che rapporto hai con il Cilento?

Il classico rapporto conflittuale. Un posto magico, un laboratorio di essenze, suoni, ricordi e tranquillità, ma anche un luogo chiuso, senza stimoli e da dove ho sentito la necessità di fuggire. Per anni ho vissuto questo rapporto ambiguo con la mia terra, ma oggi sento di averci fatto pace.

Rossella Cosentino, "Medio Sud" per rinnovare la tradizione 3
Rossella Cosentino (Ph. Ludovica De Feo)

C’è un brano che più di tutti consiglieresti?

Forse consiglierei due brani: Lu mare ainda e Picciosa. Il primo è un brano che cerca di rappresentare quel risveglio del proprio potenziale, quel qualcosa di magico che è dentro ognuno di noi. Il secondo è un pezzo fortemente emotivo, dedicato a mia nonna e che così ricordo attraverso questo brano. Un regalo per me e per la mia famiglia. Tuttavia, dietro ogni pezzo c’è il mio mondo e quindi sono tutti brani importanti per me e che consiglierei per far capire la mia idea di musica.

Un 2024 importante che si è concluso con l’uscita di Medio Sud, ma per il 2025 cosa ci dobbiamo aspettare da Rossella?

Spero che il prossimo sia un anno importante per me! Tutto quello che arriverà sarà un dono. Mi piace pensare a quello che potrei fare, ma non mi voglio far idee strane sul domani, voglio restare con i piedi per terra e quello che arriverà sarà un tanto di guadagnato.

Lobina: il nuovo EP “Salici”, un album moderno, che nasce da una profonda riflessione interiore, un viaggio musicale e personale attraverso le ombre del passato

Lobina, la musica per raccontarmi sinceramente
Lobina (Foto di Alma Vassallo)

È disponibile già da qualche settimana il nuovo album di Lobina, cantautrice genovese classe ’91. Salici è un album moderno, che nasce da una profonda riflessione interiore, un viaggio musicale e personale attraverso le ombre del passato. Lobina, con grande sincerità e sensibilità, affronta i suoi “buchi neri” e i fantasmi che la tormentano, trasformando le proprie emozioni in musica.

Un atto di coraggio per raccontare le fragilità, ma anche per ricercare quelle risposte dentro sé stessa, un modo per abbracciare la verità e accettare anche quei lati interiori che spesso ci fanno rabbia.

Un album che riflette perfettamente la personalità di un’artista autentica, sincera e schietta, libera dalle maschere e dai trucchi stilistici e dove talento, voce e scrittura, trovano il giusto spazio. Un progetto da non perdere e da ascoltare con grande attenzione. Noi abbiamo raggiunto Lobina per farci raccontare questo suo album e il suo percorso.

 Ciao Lobina, vorrei iniziare questa intervista chiedendoti come stai?

Sto bene, sono felice per questo EP e per quello che mi sta regalando. Sono veramente soddisfatta e sono contenta di vedere che, attraverso questo EP, si stanno aprendo anche delle nuove collaborazioni e delle nuove amicizie. Sapere che questo album sta regalando emozioni e che sta arrivando alle persone, mi emoziona tantissimo. Questo è il regalo più grande per me.

Lobina, la musica per raccontarmi sinceramente 1
Lobina (Foto di Karin Maltempo)

Per la tua musica e per il tuo modo di essere artista, quanto sono importanti gli incontri, le collaborazioni e questo tuo atto di condivisione?

Mi piace poter condividere la musica con altri artisti, ma devono essere incontri sinceri e autentici. Voglio condividere la musica soltanto con le persone con cui sento una certa alchimia. Ricercare in qualche modo quelle persone con cui mi possa riconoscere e viceversa; quindi, non sono alla ricerca collaborazioni forzate, anche perché non riuscirei a portarle a termine. Ho bisogno di un atto di autenticità, come per il tipo di musica che scrivo.

Ecco, diciamo che ricerchi l’alchimia nella musica piuttosto che qualcosa di forzato, ma forse più utile…

Sì, magari sarebbe anche più importante per me e per la mia carriera ricercare quelle collaborazioni più particolari e note. Tuttavia, non farebbero parte di me, non ce la farei a fare un qualcosa tanto per farla e senza crederci realmente. Nella musica, come nelle collaborazioni e nella vita di tutti i giorni, devo ricercare la sincerità. Io devo essere sincera!

Sincerità e autenticità che ritroviamo anche in Salici. Come nasce l’idea di questo album?

È nato da un percorso introspettivo, dove ho iniziato a ricercare e a pescare i ricordi della mia infanzia. In questa ricerca ho sentito la necessità di andare affondo per cercare di esorcizzare un po’ quei fantasmi che hanno fatto parte della mia infanzia. Da lì ho sentito l’urgenza di esprimere, raccontare e condividere questi miei pensieri e i ricordi del passato attraverso le tappe della mia vita. Toccando tutti i sentimenti, le emozioni e le sfumature che ho provato in questi anni.

 Salici - Copertina
Lobina – Salici – Copertina

Tappe personali e anche tappe musicali. Una scelta precisa per raccontare questo tuo racconto attraverso le sfumature musicali?

Sono le influenze che ho dentro di me da sempre. C’è stato un lavoro accurato nella scelta dei suoni e del vestito da dedicare ad ogni canzone. Ho lavorato duramente e attentamente per scegliere le sonorità giuste per questi miei racconti.

Con questo EP sei riuscita a rimettere ordine tra quei fantasmi e quei ricordi?

Sono in una nuova fase della mia vita e sto vivendo questa presa di coscienza con una maturità diversa. Non so però se sono riuscita a mettere ordine nella mia vita. Posso solo dire che ci sto lavorando e ci sto provando.

Un album da condividere con gli altri, ma hai pensato a cosa del tuo percorso o del tuo vissuto, potesse arrivare al pubblico?

Quello che arriva è un processo naturale, non posso avere il controllo di quello che gli altri percepiranno dalla mia musica. Posso solo sapere quello che io ho messo dentro alla mia musica. Sono felice e soddisfatta di quello che ho detto e per me questo è sufficiente.

Un 2024 che ti ha portato questo EP e tanta nuova musica, ma che anno è stato per te?

Sono orgogliosa del mio percorso e di essere riuscita a liberarmi da quell’ansia e quella fretta di dover uscire per forza. Sento di aver raggiunto la pace dei sensi.

Lobina, Salici il nuovo EP
Lobina (Foto di Alma Vassallo)

Invece dal 2025 cosa ci dobbiamo aspettare?

Nel 2025 uscirà un qualcosa di nuovo e forse qualche pezzo un po’ diverso dalla mia discografia più abituale. Infatti, in parallelo, ho un progetto melodic-techno con un altro pseudonimo, ovvero Nurah e, insieme a un produttore di Torino, stiamo lavorando con dei deejay all’estero per un progetto crossover. È stata per me una bella scoperta, molto interessante e dove riesco a tirare fuori il mio lato più folkloristico. Insomma, sarà un anno importante quello che arriverà.

Michele Bisio, “Non c’è nulla da nascondere” per coronare un progetto importante e poter raccontare apertamente di sè

Michele Bisio, "Non c’è nulla da nascondere"
Michele Bisio

Non c’è nulla da nascondere (Altafonte/BOC music/lab22) è il nuovo Ep del giovanissimo cantautore genovese Michele Bisio. Un Ep sincero, trasparente e da condividere. Non c’è nulla da nascondere si propone come un album fotografico da vivere e ascoltare, dove ogni brano scorre come una fotografia sonora, con frammenti di vita, volti e sensazioni. Ogni titolo diventa una piccola istantanea, un ricordo che prende forma attraverso la musica. 5 brani e 5 momenti intensi di vita vissuta e raccontati con semplicità e autenticità. Noi abbiamo raggiunto Michele per farci raccontare e svelare questo progetto.

 Ciao Michele e benvenuto nelle pagine di musica 361! Vorrei iniziare con una domanda che mi piace fare a tutti gli artisti che arrivano da noi: come stai?

Sto bene! Questo è un periodo un po’ frenetico per me, ma molto intenso. L’uscita di questo Ep è stata per me un grande regalo; inoltre, mi sto per laureare. Quindi non mi posso lamentare, anzi sono contento di questi risultati. È per me un momento di passaggio!

Non c’è nulla da nascondere è il tuo secondo Ep uscito da poche settimane. Cosa ci puoi dire di questo lavoro?

È un progetto che si sviluppa con la collaborazione di Zibba, ma nasce concretamente con la scrittura del pezzo Due. Infatti, una volta scritto questo brano, ho deciso di girarlo a Zibba per chiedergli consigli e magari per lavorarci insieme. Da lì è nato il tutto, perché oltre a Due, abbiamo deciso di lavorare su un progetto più grande, un Ep che comprendesse almeno cinque pezzi (Due compreso). Sono stati mesi belli, intensi e a cui non ero abituato. È stato bellissimo scoprirsi capace di poter lavorare con una certa velocità e avere a fianco una persona artisticamente e umanamente fantastica. Zibba mi ha permesso di approcciarmi alla musica in maniera più vera e autentica.

Michele Bisio - Non c'è nulla da nascondere - EP-COVER
Michele Bisio – Non c’è nulla da nascondere – EP-COVER

C’è un brano che, secondo te, rappresenta meglio questo progetto oltre Due?

Non saprei… sicuramente Due perché è il primo brano che ho scritto, parla di me e della relazione che ho con me stesso, ma anche di una relazione di coppia. È un brano a doppio livello. Se parliamo di immediatezza, forse direi Giallo, che è un brano dedicato all’infanzia o Rondini, che è invece un brano più attuale e con delle riflessioni più contemporanee.

Qual è l’esigenza di questo tuo racconto?

Ogni pezzo nasce da un’esigenza diversa e alla fine di questo percorso, mi sono però reso conto che avevano molto in comune tra di loro questi brani. Sono pezzi che più o meno sono nati nello stesso periodo, ma sono anche riflessioni e situazioni personali che mi hanno dato l’input di scrivere. Momenti diversi condensati insieme. Questo Ep è un grande miscuglio, ma con l’intento di raccontare apertamente il mio mondo.

L’incontro con Zibba in cosa ti è stato utile?

Con Zibba è nata un’amicizia molto bella e con me è stato fantastico. Mi ha aiutato nella scrittura e mi ha fatto capire come aprirmi attraverso la musica.

Michele Bisio, "Non c’è nulla da nascondere" 2
Michele Bisio

Non c’è nulla da nascondere, ma di Michele è stato svelato tutto?

 Ci sono ancora tante sfumature che devono emergere, ancora tante cose che non so nemmeno io. Sicuramente nei prossimi progetti troverò altre parti di me da svelare; anche perché, se non ci fosse più nulla da scoprire, probabilmente non potrei più scrivere.

Un bilancio di questo 2024 lo hai fatto?

Un bilancio indiscutibilmente positivo. Tra sfera privata e artistica, non mi posso lamentare.

Invece dal 2025 cosa ci dobbiamo aspettare?

Vorrei dedicarmi di più alla musica. Il prossimo sarà un anno importante per me e una tappa fondamentale del mio percorso. Mi piacerebbe raggiungere quegli obiettivi che mi sono prefissato e magari andare anche oltre.

Marta Ferradini il video clip di “Rane nella pancia” un brano dove la musica è lo strumento perfetto per esorcizzare il dolore 

Marta Ferradini, la musica per raccontarmi
Rane nella pancia – Marta Ferradini – Copertina

Marta Ferradini è un’artista di grande talento, una figlia d’arte, una cantautrice cresciuta a pane e musica e che, brano dopo brano, ha saputo mettere in mostra un talento vero, sincero e indiscutibile. È da poco uscito il videoclip di Rane nella pancia il singolo presente nel suo Ep Martarosso uscito nel 2023 e che vede anche la presenza di Pierdavide Carone per un cameo. Il brano rappresenta un miscuglio perfetto di emozioni e sensazioni, dalla grande ironia, ma con una profondità nel testo ricercata e rimarcata. Un racconto autobiografico sull’amore e sulla fine di una relazione; dove la musica è lo strumento perfetto per esorcizzare il dolore e condividerlo con chi ha vissuto quei momenti e quegli attimi.

Un’esperienza dolorosa, ma anche un momento di rinascita, per tornare a vivere nonostante un amore negativo.

Noi abbiamo raggiunto Marta per una piacevole chiacchierata, per parlare di Rane nella pancia, del suo amore per la musica e anche per fare un bilancio di questo suo anno.

Ciao Marta e benvenuta tra le pagine di Musica 361. Inizierei questa intervista chiedendoti come stai?

Grazie per la domanda, che sembra scontata ma non lo è! Sto bene, particolarmente incasinata in questo periodo, ma anche molto fertile di idee, spunti e ispirazioni.

Marta Ferradini, la musica per raccontarmi 1
Marta Ferradini (Ph. by Marco Di Marco)

Dall’amore impossibile alla rinascita, tra ironia e profondità, un miscuglio di sensazioni ed emozioni per Rane nella pancia

Beh, sì! In questo brano c’è ovviamente molto dolore, ma rivisitato col senno del poi; con la saggezza di chi non vuole più farsi del male, ma anzi riderci su, ironizzando sulla cecità di alcuni innamoramenti.

Rane nella pancia è il tuo modo per raccontare un amore finito, ma è stato anche un modo per esorcizzare il dolore?

Assolutamente sì! La musica ha sicuramente un potere terapeutico per chi la scrive e per chi la canta… solo il fatto di mettere nero su bianco, o voce su musica, le sensazioni che si vivono, permette di lasciarle andare e di guardarle in una sorta di meditazione artistica.

Nel video di Rane nella pancia c’è anche il cameo speciale di Pierdavide Carone. Una delle tante collaborazioni della tua carriera, ma c’è un incontro in particolare che ricordi con affetto?

Sì, Pierdavide è un amico e un artista che stimo particolarmente. Sicuramente un incontro artistico importante è stato quello con Bungaro, col quale ho scritto Martarossa e in realtà anche tante altre canzoni rimaste inedite e che prima o poi mi piacerebbe pubblicare anche perché sono delle piccole perle eleganti e luminose.

Un brano autobiografico, ma la musica per te è un’esigenza o una necessità?

Beh, la musica è il modo per eccellenza che conosco per autodefinirmi in tempo reale, per capire come sto veramente e per interrogare la mia parte più profonda.

Sei nata e cresciuta con la musica, ma cosa rappresenta la musica nella tua vita?

La musica è per me croce e delizia al tempo stesso. Come con i grandi amori, le grandi passioni che ti scuotono dentro, fanno gioire e soffrire al tempo stesso.

Marta Ferradini
Marta Ferradini (Ph. by Frank Fanelli)

È di ottobre del 2023 il tuo primo Ep dal titolo Martarossa, ma stai già lavorando anche ad un nuovo progetto?

Sì! Sicuramente il prossimo anno uscirà un nuovo singolo – forse due – che poi confluiranno in un album. Ho tanti brani inediti e vorrei farmi finalmente conoscere al pubblico nelle mie tante sfaccettature.

Siamo alla fine di questo anno, ma un bilancio di questo 2024 lo hai fatto?

Ah sì, siamo alla fine di questo 2024? Comunque, a parte gli scherzi, non ho ancora tratto un bilancio, ma sicuramente è stato un anno di grande crescita personale e di moltissimi concerti in giro per l’Italia, da sola e con mio padre. Esperienze incredibili che mi hanno confermato che questo è il lavoro che voglio continuare a fare!

Per il 2025 invece cosa ci dobbiamo aspettare da Marta?

Vorrei mostrare al pubblico le mille Marta che mi abitano dentro. Vorrei regalare al pubblico una panoramica sul mio mondo interiore e sulla mia musica e questo lo si può fare solo pubblicando un album! Quindi, come dicono gli americani: stay tuned!

LeUltimeParoleFamose e la collaborazione con Zibba per “Come Restare”, un brano che racconta le difficoltà nel prendere decisioni di cambiamento

LeUltimeParoleFamose "Come Restare"
LeUltimeParoleFamose

È disponibile da qualche settimana Come Restare, il nuovo singolo di LeUltimeParoleFamose feat. Zibba. Quello di Valentina Lattanzi, nome reale di LeUltimeParoleFamose, è un brano che attraverso poche parole esprime le complessità che si celano nelle relazioni. Racconta le difficoltà nel prendere decisioni di cambiamento, focalizzandosi ripetutamente sull’altro e trascurando i propri bisogni e le proprie profonde volontà, che lentamente si inaridiscono. Le voci differenti di LeUltimeParoleFamose e Zibba si fondono in un momento di grande intimità, passione e sentimento. Un brano importante e che segna anche l’imminente primo Ep dell’artista, ormai prossimo all’uscita. Noi l’abbiamo raggiunta per farci raccontare questa collaborazione e i segreti dietro Come Restare.

LeUltimeParoleFamose è il nome d’arte che hai scelto per questo tuo progetto artistico. Una scelta abbastanza curiosa, ma come è nata questa idea?

Ho cercato tanto un nome d’arte ed è stato più difficile del previsto trovarlo, ma come tutte le cose belle della vita, alla fine l’ho trovato per caso. Stavo facendo infatti un aperitivo con un mio amico e ad un certo punto, essendo io un po’ maldestra, ho fatto cadere un bicchiere, così da perfetta romana trapiantata a Milano ho detto: Eccallà, le ultime parole famose. Così, questo semplice intercalare, mi è sembrato perfetto come nome d’arte. Quando ho comunicato la scelta a Zibba, non ero sicura della sua risposta, ma sorprendentemente a lui è piaciuto tantissimo. Così eccoci qua con LeUltimeParoleFamose!

LeUltimeParoleFamose - Come Restare - Cover
LeUltimeParoleFamose – Come Restare – Cover

Per te la musica è più una forma di necessità o un’urgenza per raccontarti?

Il mio approccio alla musica è istintivo. Ho studiato tanto, mi sono trasferita per continuare a fare musica, ma credo molto nella necessità di esprimere le proprie emozioni con naturalezza. Per me la musica è un modo per comunicare quel qualcosa di mio, per raccontarmi e far emergere quelle sfaccettature che neanche io conosco. La musica è per me una forma di terapia.

Come Restare è il tuo nuovo singolo uscito ormai qualche settimana fa. Cosa ci puoi raccontare di questo brano?

Come Restare nasce dal mio bisogno di riflettere sulle relazioni, qualunque essa sia. Nasce come un flusso di coscienza, dove volevo cogliere le difficoltà del parlare con l’altra persona e di tutto quel non detto che porta ad una rottura. È un brano biografico, dove racconto del mio vissuto, ma racconto anche delle cose che ho notato negli altri. È un brano mio, ma è dedicato anche a quelle persone alla ricerca della sincerità per una forma di cambiamento.

LeUltimeParoleFamose "Come Restare" 2
LeUltimeParoleFamose

Nel brano c’è anche la presenza di Zibba, come ti ha aiutato per questo singolo?

Zibba è una persona fantastica, è il mio produttore ed è un artista fantastico con cui ho condiviso un brano molto intimo. Insieme abbiamo rappresentato il dialogo tra due persone e siamo riusciti ad estraniare il concetto del singolo per esaltare invece il confronto. Con Zibba abbiamo voluto esprimere in modo autentico e veritiero una situazione di incomunicabilità. La difficoltà di essere sinceri con sé stessi e nei rapporti, ma anche dell’incertezza di come restare in una relazione.

Come Restare è anche il biglietto da visita di quello che sarà il tuo primo Ep, ma ci puoi già dire qualcosa?

Sarà un Ep onesto e tutto quello che sarà al suo interno in qualche modo mi riguarda. Parlerà del mio mondo e dentro ci saranno anche le persone a me care, come i miei amici che faranno parte anche della band. La musica si fa insieme e non vedo l’ora di condividere con loro e con tutti questa uscita.

LeUltimeParoleFamose "Come Restare" 3
LeUltimeParoleFamose e Zibba

Quando scrivi, pensi mai a cosa può arrivare al pubblico?

Sempre! Anche perché quando scrivo un brano sto sempre nel dubbio. Penso sempre: chissà se verrà capita questa canzone? Chissà cosa può arrivare? Però, allo stesso tempo, sono molto contenta se alle persone può arrivare anche un qualcosa di differente. È bello se nella mia musica le persone possono ritrovare anche un qualcosa di loro su cui aggrapparsi.

In conclusione: dopo l’uscita di questo singolo ti ritieni felice?

Sono abbastanza incasinata come persona e come artista e ogni volta che esce un mio pezzo, percepisco la malinconia. L’uscita la vivo come una forma di abbandono, come se quel pezzo non fosse più soltanto mio, ma all’improvviso fosse alla portata di tutti. L’ansia, la paura e la paranoia, sono le sensazioni che mi accompagnano inizialmente. Tuttavia, sono sensazioni che durano poco perché lasciano il posto alle emozioni belle. La musica è condivisione, è felicità e gioia. Quindi, per rispondere: oggi sono felice!

Le Canzoni del Regno di Babbo Natale Volume 1. presentate da Warner Music Italy, molto più di un semplice progetto musicale, ma un viaggio globale che unisce tradizione, innovazione e magia

Il Regno di Babbo Natale, la compilation

Nella splendida cornice de Il Regno di Babbo Natale a Vetralla (VT), dove grandi e bambini vivono e condividono la magia del Natale, c’è stata la conferenza stampa di presentazione del nuovo lavoro musicale, Le Canzoni del Regno di Babbo Natale Volume 1. e che vede la collaborazione tra lo stesso Regno di Babbo Natale e Warner Music Italy. Una partnership che rappresenta molto più di un semplice progetto musicale, ma dà il via ad un viaggio globale che unisce tradizione, innovazione e magia.

Una conferenza stampa atipica e condita da un press-tour nella splendida cornice del Regno di Babbo Natale, un luogo magico per tutti i bambini dai 0 ai 1000 anni e con una guida d’eccezione (l’elfo Buddy ndr.), per un viaggio tra luci, colori, canzoni, nostalgia e battute da elfi.

Le Canzoni del Regno di Babbo Natale, la compilation
Le Canzoni del Regno di Babbo Natale – conferenza stampa

Un lungo tour immerso nella magia del Natale e concluso con la conferenza, dove, Giorgio Onorato Aquilanifondatore del Regno di Babbo Natale, ha dichiarato: «Questo progetto va oltre, non è destinato solo ai bambini, ma anche agli adulti, perché tutti possono permettersi di ripensare al passato e sognare il futuro. La nostra identità musicale è il cuore pulsante di un’esperienza immersiva, e che emoziona milioni di persone ogni anno. Con un catalogo musicale nuovo e personaggi originali. Un guizzo di follia e dobbiamo dire grazie a Warner Music Italy. Grazie a loro siamo pronti a portare questa magia ovunque, condividendo i nostri valori universali con un pubblico globale».

Alle parole di Aquilani, hanno fatto eco le dichiarazioni di Renato Tanchisresponsabile del progetto per Warner Music Italy: «Con Warner siamo sempre alla ricerca di situazioni che possono essere d’interesse per il pubblico e quando abbiamo visto questa opportunità e questa realtà, ci siamo catapultati subito per cercare di realizzare un progetto insieme. Il Natale è un progetto internazionale e l’ambizione è di partire da questa realtà e provare ad uscire dai confini nazionali. Questo è un progetto che ha un sapore di musical, è teatrale e molto strutturato. L’idea è di trasmettere questo progetto musicale e di farlo conoscere a tutti».

Le Canzoni del Regno di Babbo Natale, la compilation 2
Le Canzoni del Regno di Babbo Natale… nel Regno di Babbo Natale

La collaborazione prende il via con un catalogo di brani che spaziano da allegre canzoni natalizie a composizioni strumentali, raccontando storie che uniscono musica, emozioni e magia. Il progetto culturale de Il Regno si amplia e oltre alla musica, si rende protagonista di un libro per famiglie, con Lucy e il Segreto di Natalloween (edizioni Gribaudo), che è diventato anche uno spettacolo musicale nel parco di Magicland – Valmontone e per cui sono state scritte nuove canzoni in stile musical.

Questa partnership rappresenta un passo fondamentale verso l’espansione internazionale del Regno di Babbo Natale. Non si tratta solo di un progetto natalizio: Warner Music Italy e il Regno di Babbo Natale hanno una visione a lungo termine, destinata a trasformare questa realtà magica in un punto di riferimento globale per il Natale contemporaneo.

Le Canzoni del Regno di Babbo Natale, la compilation 3
Il Regno di Babbo Natale

Con milioni di visitatori, successi editoriali e ora una colonna sonora distribuita a livello globale, il Regno di Babbo Natale continua a scrivere la sua storia, sempre più luminosa, straordinaria e già per molti… tradizione.

Per maggiori informazioni www.ilregnodibabbonatale.it

Pia Tuccitto, il nuovo singolo “Cento e 1000 lacrime” frutto di una ricerca interiore per affrontare nuove sfide, artistiche e di vita

Pia Tuccitto (Foto Giuseppe Porisini)
Pia Tuccitto (Foto Giuseppe Porisini)

È uscito lo scorso 22 novembre il nuovo singolo della cantautrice Pia Tuccitto, dal titolo Cento e 1000 lacrime. Il brano è l’inizio di un nuovo percorso fatto di canzoni sincere e dirette, e frutto di una ricerca interiore che l’ha portata anche ad affrontare nuove sfide, artistiche e di vita. Il brano fa parte di questo suo nuovo percorso creativo, fatto anche di nuove sonorità, e rappresenta il biglietto da visita di un doppio album in arrivo presumibilmente il prossimo anno.

Con una carriera invidiabile, che l’ha vista collaborare con Vasco Rossi (sua è infatti la meravigliosa E…), Irene Grandi e Patty Pravo, Pia Tuccitto da sempre si è caratterizzata per uno stile di scrittura sincero, vero e appassionante. Uno stile unico e appassionante e che l’ha portata a realizzare tre album Un segreto che, Urlo e Romantica io (in attesa del nuovo doppio album).

Noi l’abbiamo raggiunta mentre era in viaggio, per farci raccontare i messaggi e le speranza dietro questo nuovo progetto.

Ciao Pia e benvenuta sulle pagine di Musica 361. Mi piacerebbe iniziare questa intervista chiedendoti come stai dopo questo ritorno in musica?

Sto bene e sono molto emozionata. Mi sento sulle nuvole. La musica è uno strumento fondamentale per alleggerire il corpo e la mente. Chi canta prega due volte diceva Sant’Agostino e ora, con questa leggerezza, mi godo dall’alto quello che ho creato. Dopo essere stata chiusa in studio per tre anni, è una bella soddisfazione per me vedere questo progetto venire fuori.

Pia Tuccitto - Cento e 1000 lacrime - copertina
Pia Tuccitto – Cento e 1000 lacrime – copertina

Qual è stata la tua esigenza verso questo singolo. Cosa ti ha convinto a tornare in questo momento e con Cento e 1000 lacrime?

In questo periodo ho scritto tante canzoni che poi usciranno nei prossimi mesi. Alcuni brani erano già pronti a marzo, ma ho dovuto aspettare i cosiddetti “tempi tecnici” e trovare una squadra che mi seguisse e credesse pienamente in questo progetto e nella mia evoluzione. Fortunatamente l’ho trovata e così è partito tutto in questo autunno. Questo brano mi ha colpito da subito e ho pensato che potesse essere il giusto biglietto da visita per ripartire con questo nuovo progetto.

Cento e 1000 lacrime è un brano che si discosta però dalle tue classiche sonorità: troviamo un giro di valzer, il folk e delle sonorità quasi fiabesche. Come mai questa volontà?

Ero in studio a registrare il brano con Frank Nemola, un musicista fantastico che ha coprodotto il brano, e all’inizio era un pezzo abbastanza classico, come quelli della mia discografia. Tuttavia, durante un momento di confronto, Frank ha deciso di coinvolgere un grande musicista come Alessandro D’Alessandro, per introdurre una parte con l’organetto.

All’inizio mi sembrava un’idea strana, anche perché nella musica rock, l’organetto non è mai stato utilizzato. Invece, abbiamo visto che ci stava bene e che ci faceva viaggiare verso altre sonorità; abbiamo così deciso di sostituire la chitarra classica iniziale con questo strumento. Era diventato un brano diverso da quelli della mia produzione più abituale, ripercorreva un po’ quelle sonorità più fiabesche e medievali, c’era il folk, ma anche il valzer. Ci stava tutto così bene, che mi sono lasciata andare.

Pia Tuccitto, la cantautrice rock con anche l’anima folk 2
Pia Tuccitto (foto locandina di Giuseppe Porisini)

Sei un’artista che si auto produce, anche in questo brano lo hai fatto, ma quanto è importante la libertà delle idee e delle scelte per la tua musica?

È fondamentale! Mi sento libera di scegliere gli strumenti che più mi piacciono e le sonorità che più ritengo utili per la mia musica. Mi piace viaggiare con la fantasia per raccontare quello che voglio e quello che credo sia importante per me. Non ho quindi compromessi da seguire, ma mi ritengo libera!

Cento e 1000 lacrime, un titolo anche abbastanza particolare. Come nasce? Come mai l’idea di scrivere cento in lettere e 1000 in numeri?

In realtà non so come mi sia venuto in mente di scriverlo così. L’ho depositato in Siae così e quindi ho mantenuto il titolo scritto in questo modo. Credo che rimarchi un po’ il senso di profondità e di ricerca di sé stessi. Le lacrime non le vedo solo come sintomo di sofferenza, ma anche di positività e felicità. Quando scopri le cose belle, escono le lacrime di gioia. Ecco, questo brano rappresenta la ricerca e la riconquista di sé stessi, la realizzazione di un sogno che ci fa emozionare e che ci dà la forza di lottare per raggiungerlo. Quelle lacrime per il conseguimento di un sogno o di un obiettivo.

In questo brano hai collaborato con tante personalità e ti sei circondata di grandi professionisti. Quanto è importante per te condividere la musica con chi ti è vicino?

È importantissimo per me! È fondamentale avere persone con cui puoi condividere un viaggio e i momenti di felicità o tristezza che ne conseguono. Per Cento e 1000 lacrime mi sono messa vicina persone che prima di tutto condividessero la mia visione di questo pezzo. Sono andata così ad inseguire dei musicisti bravissimi, ma che mi aiutassero a cercare un qualcosa di diverso, di più fresco e dove si rappresentasse anche una Pia più libera.

Pia Tuccitto, la cantautrice rock con anche l’anima folk 3
Pia Tuccitto

Già diverse sono le date realizzate per la presentazione di questo singolo. Ci puoi anticipare qualcosa per il futuro?

Sono state delle presentazioni acustiche accompagnate da Luca Longhini e dove ho ripercorso un po’ della mia vita tra eventi e canzoni, il 23 novembre ero a Bologna e il ero 29 novembre ero a Venegono Superiore (Varese). La prossima data sarà quella del 12 dicembre a Bibbiena, nella mia Arezzo, al Teatro Dovizi, per un’altra serata di musica. Per i prossimi appuntamenti consiglio di controllare il mio nuovo sito e i miei profili social.

Nella tua carriera hai collaborato con Vasco Rossi, Irene Grandi e Patty Pravo, hai scritto tanta bella musica e preso parte a tanti eventi importanti, ma c’è un momento particolare che consideri il più importante o che ricordi con maggior affetto?

Ho fatto tante belle cose, ma il momento più bello non è ancora arrivato.

Malvax, Manifestazione d’affetto (L’attivista), una canzone di rottura e d’impegno, come raccontare un tema sociale con equilibrio

Malvax, "Manifestazione d’affetto (L’attivista)"
“Manifestazione d’affetto (L’attivista)” il singolo dei Malvax

Da venerdì 8 novembre, è disponibile in digitale il nuovo singolo dei Malvax, dal titolo: Manifestazione d’affetto (L’attivista) (Piuma Dischi/The Orchard). Il singolo tratto dal primo album Il Viaggio Non Mi Pesa uscito lo scorso 5 aprile 2024.

Manifestazione d’affetto (L’attivista) è una canzone di rottura e d’impegno, che invita l’ascoltatore a pensare e riflettere su quello che accade intorno. Ai Malvax non interessa far pensare di essere di destra o di sinistra, rappresentare un ideale o un impegno, ma con questo brano sentono la necessità di schierarsi invece a favore di chi ancora ha degli ideali puri, ideali che nel 2024 sono completamente soffocati da una ricerca estetica e vuota di qualsiasi significato.

Un brano fondamentale che ci fa capire come, con leggerezza, ma senza sembrare banali, si possa ancora fare musica impegnata e che lascia all’ascoltatore la possibilità di farsi un’idea su quello che lo circonda e che vive nella quotidianità.

Un impegno che agli artisti e alla musica italiana oggi è richiesto, e alla quale i Malvax rispondono presente con ironia, sagacia, leggerezza e coerenza. I Malvax oggi sono Lorenzo Morandi (voce e chitarra acustica), Francesco Ferrari (piano e synth), Giacomo Corsini (batteria) e Jurij Cirone (basso).

Noi abbiamo raggiunto Giacomo per una piacevole chiacchierata, per farci raccontare questo singolo, il loro progetto e i festeggiamenti per questi primi dieci anni di carriera.

Voi nascete nel 2014, dieci anni tra canzoni ed eventi in giro per l’Italia in particolare in questo 2024. Lo spirito è sempre lo stesso o si è evoluto con voi?

Sono stati anni intensissimi, dove siamo cambiati e dove è evoluto anche lo spirito dei Malvax. Quando metti su una band, all’inizio, non ti è chiaro dove vuoi andare e cosa fare, ti interessa solo fare musica. Oggi, invece, le idee chiare ci sono e sappiamo cosa vogliamo della nostra vita. Lo spirito c’è sempre, si è solo rafforzato.

Dieci anni intensi, fino ad arrivare all’oggi e alla formazione attuale…

Noi ci siamo messi insieme che eravamo veramente piccoli e insieme siamo cresciuti. Come ogni band, le cose cambiano e anche la band stessa è cambiata. Infatti, all’inizio eravamo solo io (Giacomo il batterista ndr) e Lorenzo il cantante. Poi, utilizzando un gergo calcistico: ci siamo rinforzati con Jurij e Francesco. Oggi siamo nella formazione top, ci siamo consolidati internamente e ora puntiamo in alto.

Lo scorso 5 aprile è uscito il vostro primo disco Il Viaggio Non Mi Pesa, mentre è dell’8 novembre l’uscita del singolo Manifestazione d’affetto (L’attivista). Come mai questa scelta impegnata?

Abbiamo la percezione che nella musica non ci sia molto spazio per le tematiche sociali, che invece sono importanti nel mondo d’oggi. Quindi, è da un anno che lavoriamo in questa direzione e che cerchiamo di dare spazio all’attualità; poi, è chiaro, non possiamo pensare a brani solo impegnati e quindi proponiamo anche pezzi più leggeri.

Malvax, "Manifestazione d’affetto (L’attivista)" 1
Malvax

È importante parlare di attivismo oggi?

Direi di sì! L’attivismo è un fenomeno moderno ed è importante parlarne; poi ognuno può avere la propria idea, anche se noi nel brano cerchiamo di esserne neutri. Cerchiamo infatti di raccontarlo in modo asettico, lasciando libera interpretazione, ma facendo presente che esiste, che è una realtà dei nostri giorni.

Quindi avete una vostra idea sul tema, anche se nella canzone mantenete un certo riserbo?

L’essere attivi aiuta a cambiare, mentre il restare fermi in qualche modo fa fare passi indietro. Abbiamo cercato quindi di dare un messaggio forte e chiaro con questo brano, anche se noi non siamo cantautori impegnati. Però, anche con la musica pop possiamo dire la nostra e raccontare un fenomeno importante e presente. Anche se internamente ognuno ha la propria idea, noi non ci schieriamo apertamente. Non diciamo quindi se sia giusto o no bloccare le auto o sporcare dei quadri, però diciamo che è importante farsi sentire. Facciamo presente che l’attivismo esiste ed è un fenomeno attuale; è parte della vita di tutti i giorni.

Il brano è un invito a riflettere, ma senza risultare troppo pesanti…

Effettivamente c’è una contrapposizione. Le sonorità sono leggere, ma c’è un testo impegnato. Lo puoi ascoltare con calma in macchina o mentre passeggi con le cuffiette, ma nel mentre ti faccio ragionare. Noi ci mettiamo nel mezzo, ma la speranza è che la gente ragioni su quello che ascolta.

Un anno ricco di impegni, concerti e musica per festeggiare questi primi dieci anni. Cosa ci dobbiamo aspettare dai Malvax prossimamente?

Abbiamo avuto un 2024 indimenticabile, dove il nostro primo step era di fare un concerto a Modena e riempire un locale e ci siamo riusciti. Il secondo sarà invece quello di fare un tour nei club in giro per l’Italia e avere la possibilità di portare in giro le persone che in questi anni ci hanno seguito e aiutato. Infine, ci piacerebbe riuscire a vivere concretamente di musica.

In conclusione: per anni avete provato a partecipare a Sanremo nella sezione nuove proposte. Anche quest’anno ci avete provato?

Purtroppo no, il fattore età ci ha penalizzato. Avremmo dovuto partecipare con un componente in meno e non ce la siamo sentiti. Noi siamo affezionati a Sanremo e ringraziamo ancora Amadeus per averci voluto fortemente nelle scorse selezioni quando eravamo ancora piccoli. Oggi Sanremo lo guarderemo da casa, anche se ci dispiace che così, come accaduto a noi, molti artisti promettenti saranno tagliati fuori.

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