Beppe Stanco: “Lo Special Festival di Sanremo!”

Beppe Stanco: Sanremo per il Sociale, uno splendido progetto che mira all’inclusione e alla sensibilizzazione verso le persone più “fragili” 

Beppe Stanco: "Lo Special Festival di Sanremo!"
Beppe Stanco

Sanremo per il Sociale è tornato anche quest’anno tra le iniziative collaterali al Festival della Canzone Italiana, patrocinata dalla RAI e dal Comune di Sanremo. L’evento, che si è svolto al teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo dal 12 al 14 febbraio, non ha precedenti sia a livello nazionale che internazionale, e vuole evidenziare come la musica sia uno strumento meraviglioso con il quale le persone con disabilità intellettiva possono esprimere le proprie emozioni e abilità, trasmettendole al prossimo e stimolando così le emozioni di ognuno di noi.

Lo scopo è anche quello di suscitare un cambiamento di cultura ed accettazione delle somiglianze e delle differenze individuali; di questo passo si va a promuovere una concezione della disabilità intesa come “diversa abilità”, favorendo processi di integrazione e socializzazione. L’evento è organizzato da ANFFAS (Associazione locale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) La Spezia Aps e Premio Lunezia con il sostegno della Regione Liguria e del Comune della Spezia. La Direzione artistica del Festival è stata affidata ad Alessia Bonati, coordinatrice dell’ANFFAS, e a Beppe Stanco. Quest’ultimo l’abbiamo intervistato il giorno dopo la fine dell’evento e ci ha raccontato le sue considerazioni.

Buongiorno e bentrovati a tutti i nostri lettori e lettrici. Oggi siamo in compagnia di Beppe Stanco, felici di accoglierti nel nostro spazio. Benvenuto tra noi, come stai?

Buongiorno a voi tutti/e, grazie per avermi ospitato, che piacere essere qui!

Un bilancio su questo Special Festival ora che è terminato? Avevi delle aspettative?

È andato alla grande! È stata la terza edizione, il risultato più importante è che la sala si sia riempita. Questo è il punto di partenza per scatenare pathos, interesse, trasporto emotivo e collettivo. Quando hai una base solida da cui partire puoi pensare in grande e con lungimiranza. https://vimeo.com/event/4872770

Come nasce da parte tua la volontà di voler partecipare a questo progetto?

Nasce a livello professionale, sono stato richiesto come direzione artistica. È proprio Alessia che ha creato l’evento e mi ha cercato, attraverso il premio Lunezia. Ho sposato subito la causa, anche perché in famiglia ho una nipote che ha questo tipo di disabilità. Quando ce l’hai dentro casa lo vivi in prima persona.

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Uno dei valori principali è sicuramente l’inclusione. Che valenza dai a questo tema?

Inclusione a tratti potrebbe essere una parola scomoda: se siamo tutti uguali perché dovrei includerti in qualcosa?! Però è anche vero che siamo chiamati a sensibilizzare tutti sull’argomento quindi sì, inseriamo in un contesto dei cantanti con disabilità intellettuali, sono dei cantanti speciali per noi. Alla fine, il messaggio che deve trapelare è che siamo veramente tutti uguali sulla faccia della terra. Voglio sensibilizzare chi è distratto, far aprire gli occhi. Così come la canzone che ho scritto, “Sono come te”, ovvero l’inno di Special Festival, è un titolo così esplicito, tu sei uguale a me. Includere il prossimo equivale quasi a fargli un favore; invece sensibilizzare, secondo me, è più importante nei confronti delle categorie più fragili.

Cosa ti scuote dentro? Qual è il tuo obiettivo?

Accendere un riflettore rispetto a questa iniziativa. Sul palco ho detto che per noi questo è il festival di Sanremo speciale. Il modus operandi è quello dei professionisti, non siamo la parrocchia da cui quasi te lo aspetti. ANFFAS porta avanti questo obiettivo, questi cantanti possono diventare dei professionisti, magari un giorno potranno gareggiare tra i giovani o proprio tra i big.

Produrre un brano e organizzare un evento del genere. Come cambia il tuo approccio?

Cambia tantissimo, sono due lavori diversi. L’approccio al brano è totalmente artistico e di consapevolezza di ciò che funziona, bisogna rimanere aggiornati sulle ultime novità a livello di sound. La mia peculiarità è che riesco ad adattarmi ad ogni cantante, a volte questo aspetto mi frena e altre è un mio punto a favore. Produrre un evento significa invece lavorare in gruppo, con un collettivo, mettere d’accordo tante idee e tante teste. Inoltre, devi collaborare con persone competenti e di cui ti fidi ciecamente, e che lo facciano con passione. Quest’ultima è presente in qualsiasi cosa avventura faccio. La differenza è che la canzone in studio puoi anche sbagliarla, o perlomeno hai un margine d’errore; puoi sempre correggerla o rivisitarla prima di mandarla in onda. Con un evento no, la serata si deve fare, deve andare in scena.

Credi nel potere terapeutico della musica?

Assolutamente sì, la musica entra dappertutto, è collettività. Non saprei immaginarmi un mondo senza. La musica mette d’accordo tutti perché parla un linguaggio universale. C’è un coinvolgimento totale.

Speri che questo progetto possa ispirare qualcuno in futuro?

Sinceramente spero che possa ispirare Carlo Conti, perché ho visto che all’Ariston ha portato il “Teatro patologico”, un progetto di ragazzi disabili. Spero che un giorno se ne accorga e dia la possibilità a queste persone di salire su quel palco.

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Beppe Stanco

Parlaci dell’evento musicale che organizzi ogni anno in America…

In questo caso coinvolgo anche Cesare Rascel, bravissimo regista, mio collaboratore storico da sette anni e socio dell’evento. Dal 2018 curiamo il festival della musica italiana di New York, “NYcanta”. Va in onda su Rai2 a dicembre con due puntate, che però sono state registrate lì la seconda domenica di ottobre, il giorno prima del Columbus Day, la festa degli italiani in America. Io e Cesare siamo i direttori artistici di questa manifestazione che porta avanti la cultura italiana oltreoceano.

Quest’anno presentava Pupo e tra gli ospiti avevamo Francesco Renga, Nek e tanti altri, tutti in giuria. Curiamo anche il processo di selezione dei ragazzi che si iscrivono tramite il nostro sito. Vengono con noi i primi dieci della lista che superano le prove. Viene tutto pagato dalla produzione, trascorrono una settimana a New York, si esibiscono su un palco sempre sold out di quasi due mila posti a Brooklyn. È una bella festa all’insegna del tricolore fuori casa. A conti fatti, dopo Sanremo, è uno dei festival italiani più importanti per i giovani; hanno la possibilità di calcare il palco insieme ad artisti di un certo calibro ed avere una visibilità internazionale. Abbiamo uno slot su Rai Italia da 17 anni e su Rai2 da 4 anni.

Da produttore che idea ti sei fatto della scena musicale attuale?

La musica è in continua evoluzione. Non per forza o non necessariamente l’old school è meglio di oggi, sfatiamo anche questo mito. Oggi ci sono tante tecnologie che permettono ai dischi di avere una qualità sonora migliore e più pulita. Ciò che non mi piace è che gli artisti scopiazzano troppo, le canzoni sono tutte molto simili tra loro. Esce troppa musica nuova tutta insieme e si crea tanto traffico. Siamo entrati in un loop senza uscita, non deve esserci sempre per forza la novità. Penso che la musica sia un po’ come il gelato: d’estate vanno i gusti più vicino alla frutta, quindi freschi, pop, ballabili, come i tormentoni; d’inverno si ricercano le creme, il cioccolato, quindi toni caldi e malinconia.

A che punto è la tua missione?

Spero di fare qualcosa che rimanga nel tempo. Il mio punto d’arrivo non ci sarà, spero diventi una manifestazione a cadenza annuale. Voglio che si sappia che la prima domenica di dicembre a La Spezia c’è lo Special Festival, un appuntamento fisso nel calendario. Questo significa non fare fatica ogni anno a raccogliere fondi per sostenere l’evento, trovare o attirare pubblicità e sponsor.

Quali saranno i tuoi prossimi passi nel futuro?

Il nostro obiettivo è portare in televisione lo Special Festival. Già quest’anno abbiamo realizzato un programma dalla durata di un’ora e trenta, sto cercando di capire come collocarlo in TV, anche nei palinsesti minori o in seconda serata.

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Simone Ferri
Simone Ferri
Ho 24 anni, vivo a Roma e nutro una forte passione per il giornalismo, in particolar modo per il settore della musica e dello spettacolo. Mi piace rimanere aggiornato con le ultime uscite musicali, scovare nuovi talenti e cantanti emergenti, intervistarli, ma soprattutto andare sempre alla ricerca della novità. Come risultato finale, si mette tutto nero su bianco, perchè le parole restano!
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