Il cantautore, attraverso la musica, si impegna a sensibilizzare i ragazzi su temi come bullismo e disturbi alimentari”
L’esperienza, oltre a farci crescere e migliorare, può rivelarsi un’impeccabile maestra di vita. Un’insegnante severa e al tempo stesso materna, che ti costringe a ripensare al passato, fatto di sorrisi luminosi ma anche di lacrime amare, talvolta difficili da dimenticare.
Tuttavia, partendo da situazioni complicate si può trovare la forza per rinascere come bellissime fenici utilizzando l’arte, spesso proprio la musica, come strumento di difesa e ricostruzione del proprio mondo.
Marco Sentieri ha iniziato a cantare da giovanissimo. A soli 12 anni ha inciso il primo album di cover in chiave dance mentre a quindici ha lasciato la sua Napoli alla volta di Roma dove ha fondato un quartetto insieme ad alcuni amici musicisti.
Dentro la Canzone: Marco Sentieri “Ali mentali”
Tornato a casa ha continuato a fare serate, proponendosi come solista e iniziando a scrivere di suo pugno. Ed è a questo punto che ripensando alla sua infanzia e al fatto di essere stato per anni bersaglio dei compagni con schermi e derisioni, ha deciso di rivolgersi a chi attraverso il bullismo causa dolore e un malessere che in alcuni casi può sfociare nel disturbo del comportamento alimentare.
Marco, in “Billy Blu” prima e in “Ali mentali” poi, si occupa esattamente di questi temi.
Sei sempre così stato attento alla vita che ti circonda?
Da quando ho iniziato a scrivere con una certa maturità. Soprattutto da quando ho forgiato il mio carattere, dalle elementari fino alla seconda media sono stato un bambino insicuro che veniva spesso bullizzato dai compagni di scuola. Ero paffutello e portavo occhiali con lenti piuttosto spesse e ciò mi rendeva un facile bersaglio.
Quindi è corretto dire che “Billy Blu” sia un brano autobiografico?
Si, è così. Il brano non è stato scritto solo da me, infatti porta la prestigiosa firma di Giampiero Artegiani già autore di successi come “Perdere l’amore” o “Stasera a casa di Luca”.
Ricevetti questo provino mentre ero a Bucarest e ascoltandolo avvertii un brivido perché sembrava parlasse di me. Così decisi di lavorarci su, aggiungendo alcune cose per personalizzarlo ulteriormente, gli detti una melodia e lo portai in gara a Sanremo Giovani nel 2020.
Quando sono cambiate le cose?
Intorno ai 12 anni la musica è diventata molto più presente, i miei genitori mi comprarono le prime lenti a contatto, iniziai a dimagrire e ad acquistare autostima anche perché a poco a poco mi resi conto che sebbene non sapessi giocare a calcio o fare a botte come i miei coetanei, avevo un asso nella manica che gli altri non possedevano: la musica.
Avevo trovato il mio talento. Da quel preciso momento ho iniziato a forgiare un nuovo carattere e a prestare attenzione ai temi che riguardano i più deboli.
Nel singolo “Ali mentali” tratti dei disturbi alimentari?
L’ho scritto di mio pugno con la direzione musicale del maestro Adriano Pennino per far luce su un problema di cui secondo me non si parla mai abbastanza e che talvolta può essere conseguenza del bullismo.
Perché?
Moltissimi ragazzi dopo “Billy Blu” hanno iniziato a scrivermi in privato, anzi questo mi ha portato ad aprire una rubrica “Dillo a Billy” su un mio canale You Tube in cui racconto, preoccupandomi di mantenere l’anonimato, le storie che mi arrivano allo scopo di sensibilizzare chi legge.
Il punto è che indicare una persona per il proprio aspetto fisico, per un difetto, o a causa di qualche chilo in più, per quanto possa sembrare un atto goliardico, in realtà può rivelarsi molto doloroso per chi lo subisce. Non a caso si sente parlare spesso di “body shaming”, ovvero deridere qualcuno per il suo corpo.
Questo può indurre un disturbo del comportamento alimentare?
Se l’oggetto della discriminazione è il peso, sì.
“Ali mentali” è ispirato ad una storia vera?
Si, parla di Francesca (anche se nel brano le ho dato un altro nome) una ragazza conosciuta a Roma e che adesso ha fortunatamente superato il problema tanto è vero che oggi è una splendida mamma.
Quando ho presentato il brano, poco prima del 2 giugno (Giornata Mondiale dei disturbi alimentari) ho invitato anche lei e il campione di pugilato Michael Magnesi che ha raccontato in che modo i professionisti si approcciano all’alimentazione riuscendo a perdere 15 chili in tre settimane per poi riprenderli dopo la gara, ma attraverso una dieta corretta e precise indicazioni di medici specialisti.
Sportivi amatoriali che non sono seguiti bene invece rischiano davvero molto.
E la protagonista di “Ali Mentali”?
Francesca è arrivata a pesare 24 chili ma guardandosi allo specchio lei continuava a vedersi grassa.
Ecco, questa è la cosa più sconcertante e che mi ha spinto a scrivere un brano del genere, infatti canto “Ti circondi di specchi, vedi mille difetti”.
È rimasta nel tunnel dell’anoressia per cinque anni, dai 13 ai 18 anni, finché un giorno non ha perso i sensi. Lei non mangiava, rifiutava il cibo.
Perché hai scelto questo titolo?
Nel brano dico “Fai volare le tue ali, le tue ali mentali” e sottolineo che “Anche se il vaso è rotto lo si può aggiustare”. Parlo di ali perché ci vuole apertura mentale per uscirne insieme alla competenza medica.
Che feedback hai avuto dopo la pubblicazione?
Moltissimi ragazzi/e mi hanno scritto ringraziandomi per aver trattato un argomento che alcuni di loro purtroppo avevano conosciuto da vicino.
Quanto può aiutare la musica in questi casi?
Molto, tanto è vero che sto preparando un progetto per le scuole che ha avuto l’approvazione dalla Regione Campania.
Lo scopo è portare all’interno degli istituti scolastici un’ora e mezzo di confronto con i ragazzi attraverso un mio mini-Live, il supporto di una psicologa ed un numero di telefono cui possono inviare un messaggio e raccontare la propria storia in forma anonima.
Questi sono gli strumenti che cercherò di utilizzare per sensibilizzare i più giovani su temi come bullismo, disturbi alimentari e violenza di genere.