Il Tribunale di primo grado dell’Unione Europea ha sentenziato che i marchi comunitari non possono contenere la parola ‘beatles’
I Beatles arrivarono in Italia, nel 1965, per il loro primo ed unico tour nel nostro paese; poche settimane prima avevano registrato “Help”. Il titolo di questo brano suona oggi come un presagio.
I baronetti inglesi, infatti, erano preoccupati per il continuo e costante assalto al loro marchio ‘Beatles’; ma il fenomeno è divenuto sempre più inarrestabile nel corso degli ultimi 50 anni: una vera offensiva che ancora oggi spazia tra la musica, la moda e il costume.
Gli annali dell’epoca riportano che la settimana successiva ai concerti italiani i Beatles non avevano neanche un disco in hit-parade; ciò dimostra che nel 1965 i Beatles non godevano di grande popolarità in Italia.
Ma la ‘beatlemania’ nel nostro paese inizia proprio in quei giorni d’estate di oltre 50 anni fa, e da quel momento parte quell’arrembaggio ai Beatles che durerà ininterrottamente fino ai nostri giorni.
Ovviamente il settore in cui il fenomeno si è maggiormente manifestato è quello della musica: le canzoni dei Beatles sono state letteralmente prese d’assalto dai cantanti italiani.
Mina coraggiosa li propose in prima serata a Studio Uno
Una delle primissime a cimentarsi con il loro repertorio è stata Mina, a cui va riconosciuto il coraggio e la lungimiranza di proporli nella seguitissima prima serata di ‘Studio Uno’, ben 4 mesi prima del loro tour italiano.
Si contano circa 100 cover in italiano delle canzoni, il più delle volte proposte cantanti e gruppi poco noti per sfruttare la notorietà dell’originale.
Spesso, in questo mezzo secolo, i nostri Tribunali sono stati chiamati a tutelare il marchio “beatles”: non solo con riferimento alla musica, ma all’intera immagine del gruppo.
Gli italiani sono stati tra i primi a sfruttare l’indotto della beatlemania
I tentativi di contraffazione li ritroviamo nell’arte, nella cucina, nella moda. In quest’ultimo campo gli italiani sono stati tra i primi a sfruttare l’indotto della ‘beatlemania’, spesso senza alcuna autorizzazione.
Solo dopo molti anni, nel 2012, il Tribunale di primo grado dell’Unione Europea ha sentenziato che i marchi comunitari non possono contenere la parola ‘beatles’, poiché “i marchi ‘beatles’ e ‘the beatles’ godono di importante notorietà” e di un forte ”carattere distintivo”;
i marchi beatles e the beatles godono di importante notorietà
pertanto, secondo i giudici, consentire l’utilizzo della parola per distinguere un altro prodotto o servizio indurrebbe il grande pubblico a ”pensare immediatamente” ai Beatles e ai loro prodotti.
La sentenza, però, resta ampiamente disattesa: basta fare un giro sul web per trovare penne, appendiabiti, stivaletti, spillette, porta-tablet, lampade etc. a marchio ‘beatles’.