VDV, “Spara bambina” il singolo d’esordio, l’amore svanisce quando smetti di credere ed è un attimo che si tramuti in una guerra

Veronica Del Vecchio, in arte VDV, è nata e cresciuta in provincia di Milano; ha fondato le sue radici nel mondo del rap ma con uno sguardo rivolto alla tradizione cantautorale italiana. La sua musica esplora a fondo l’animo umano, cercando di restituire un significato profondo e autentico in un’epoca dominata dalla superficialità. I suoi testi sono un viaggio verso la riscoperta dell’autenticità, caratteristiche che contraddistinguono le grandi storie e nella scena contemporanea. Il suo singolo d’esordio, “Spara bambina” sfida la ragione con la follia: vengono toccati temi attuali come la guerra, l’odio e l’amore, la pace, cercando risposte a questi conflitti universali. Ma quest’ultime non si trovano nei luoghi, nelle persone o nelle parole altrui, ma sono all’interno di noi stessi, basta scavare.
Buongiorno e bentrovati/e, oggi ci troviamo in compagnia di Veronica Del Vecchio, in arte VDV. È un piacere averti nel nostro spazio! Come stai?
Buongiorno a voi tutti/e, è un piacere mio essere qui e grazie per avermi accolto. Sto bene, sono contentissima!
Battiamo subito il primo colpo: “Spara bambina”, il tuo singolo d’esordio. Raccontaci la storia e il significato di questo brano
Questa canzone viene fuori perché sono una fanatica della storia e come ben sappiamo è segnata anche e soprattutto da guerre. Ho mischiato quello che ho studiato all’attualità e mi è nata la visione di questa bambina con in mano una pistola, è stato il mio primo riferimento. È un’immagine molto potente e per questo ho dato molto peso al simbolismo. La bambina rappresenta purezza ed innocenza, la pistola è completamente l’opposto: insieme creano un ossimoro, quest’idea mi piaceva tantissimo. Tutto il racconto del brano si focalizza su un percorso, cercare di capire perché ancora oggi esiste la guerra; a tal proposito faccio dei riferimenti alla patria, al paradiso. Il viaggio si conclude quando la bambina cerca le risposte altrove, al di fuori di questo mondo ma non le trova; arriva quindi alla conclusione che finché non ci sarà la pace dentro di noi, all’esterno ci sarà sempre la guerra.
Come ti sei sentita nel realizzare questa canzone? Cosa hai provato dopo l’uscita?
Gioia prima di tutto. Per me era importante manifestare la propria opinione e il modo più semplice che avevo era la musica.

Partendo dal testo, secondo te in che modo l’amore è correlato alla guerra?
Quest’immagine la riassumo così: mi sono immaginata l’amore per la patria che è un qualcosa che si tramuta in guerra perché per la propria patria si è disposti anche ad uccidere. Ho pensato a queste persone con la stessa bandiera che lottavano per i propri principi. Di solito, si lotta per degli ideali, si amano ma non si pensa mai al prossimo.
“L’odio è al calibro di tutti”: cosa intendi dire con questa frase?
Siamo costantemente a riparo dai bombardamenti di critiche, si sta subito con il mirino puntato. L’odio è il modo più facile per controllare e limitare le persone. Tutti son capaci a odiare ma non tutti sono disposti ad amare.
C’è un messaggio che vuoi far arrivare nello specifico?
Dobbiamo guardare più spesso dentro noi stessi, cercando di trovare migliorie che ci fanno accettare l’altro.
Come hai conosciuto l’etichetta di Altavibe?
Ho conosciuto Lorenzo Cazzaniga e mi ha preso sotto la sua ala. È un’etichetta appena nata ma è piena di esperienza. Un giorno sono entrata nel loro studio e abbiamo iniziato a collaborare.
La passione per la musica è innata dentro di te?
È l’essenza della mia vita, fin da bambina volevo fare la paroliera e infatti ho sempre scritto canzoni e ho interagito sia con essa che con la forma della poesia. Ricordo che ero una vera fan di Laura Pausini quindi cercavo di scrivere canzoni più simili a quelle che scrivevano per lei; poi crescendo mi sono dedicata più alla poesia. Un giorno ho deciso di unire la metrica della poesia al mondo musicale ed è nata VDV.

Chi ti ha indirizzato verso il rap?
Parto con il dirti che un artista dal quale prendo spunto è Caparezza, mi piace molto il modo di comunicare il suo stato d’animo, il suo malcontento e come lo tramuta in musica. Riesce lo stesso a far divertire la gente lanciando messaggi importanti e profondi. La musica ha tutto questo potenziale.
Raccontaci un episodio che hai vissuto con la musica che ti è rimasto impresso nel cuore…
Il genere rap tendenzialmente ha un target piccolo e ristretto. Durante un live ricordo che c’era una donna anziana, over 70, che mi ha fatto i complimenti per la canzone e mi sono venuti i brividi. Me la porto dentro, il mio obiettivo è far capire che il rap non è solo quello che si sente oggi ma c’è anche dell’altro. Bisognerebbe allargare i confini di questo genere perché sembra che abbia un’etichetta di nicchia.
Il tuo processo di scrittura come si svolge?
È sempre una sensazione bellissima, sento che la mano parte da sola. Mi siedo, mi metto in cucina, prendo il mio quaderno e inizio a scrivere di getto, senza pensare alla metrica. La prima impronta è sempre la più spontanea, per cui un testo lo scrivo anche in 20 minuti; mi lascio influenzare molto dall’attualità e da ciò che mi circonda. Dopodiché arriva la parte di revisione, che è fondamentale, in cui cerco di far quadrare le rime con la metrica della musica.
Scrivere per te è terapeutico?
La scrittura mi ha fatto assaporare una certa profondità personale che ho costruito nel tempo. La musica mi ha anche aiutata nel trattenere la rabbia e mi ha salvato dalla tristezza. Come dice Ligabue, quando una persona è felice esce a bere con gli amici, quando è triste fa musica. Nel momento negativo hai bisogno di una valvola di sfogo. Quando scrivo è come se tutto il mio malessere si spostasse sul foglio; è un flusso che avviene in modo inconscio.
Quale aspetto personale hai voluto conservare nella tua vita?
Il mio essere solitaria che non va frainteso perché sono super espansiva. Se posso, preferisco restare a casa anziché uscire. La solitudine non significa per forza stare da soli ma semplicemente mi ritaglio dei momenti per me stessa.
Nel tempo libero porti avanti qualche hobby?
Leggo molto, gioco a padel e mi piacciono tantissimo le parole crociate.
Coltivi l’arte in varie forme. Che legame hai con lei?
L’arte è tutta bella ma è soggettiva, può piacere e no. Ti offre il modo migliore per esprimerti; è come se noi stessimo in silenzio e lei parlasse al posto nostro.
Programmi per il futuro?
A breve uscirà un nuovo singolo e poi mi piacerebbe lavorare su un EP.
Obiettivi che speri di raggiungere?
Sono ambiziosa ma nella musica non voglio pormi obiettivi numerici. L’unico che mi sto imponendo è far uscire ogni tot un singolo e non mollare mai.
Progetti in cantiere?
Il mio sogno è fare un live su un grande palco, magari un palazzetto.
Un messaggio che vuoi lasciare a chi ci segue?
Non abbandonate mai la curiosità, è la via fuga da ogni cosa.